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FUKUSHU SURU WA WARE NI ARI

di Shohei Imamura

Cast: Ken Ogata, Rentaro Mikuni, Mitsuko Baisho, Chocho Miyako, Mayumi Ogawa   
Nazionalità e anno: Giappone, 1979
Distribuzione: Minerva RaroVideo
Edizione: giapponese
Sottotitoli: italiano
Audio: dual mono
Schermo: widescreen anamorfico 1.66:1
Durata: 134' (sulla fascetta è indicato 148', evidentemente un errore)
Extra: Intervista a Shohei Imamura (10'19"); Trailer originale (5'50").
Note: Prodotto di buona qualità. Audio potente nonostante sia solo un dual mono,  grazie ad una buona equalizzazione del suono che esce potente, chiaro, nitido e brillante. Bene la qualità dell'immagine, dai colori appena desaturati, ma ben contrastati, come anche la conservazione dei colori, brillanti e nitidi, oltretutto il DVD non presenta nessuna imperfezione, per una visione nel complesso gradevole.
Buoni gli extra con l'intervista al maestro straordinaria, e poi il trailer incredibile, un piccolo film della durata di 6 minuti..
Regione: 2
Sito ufficiale:
http://www.rarovideo.com/
Titolo originale: Fukushu suru wa ware ni ari (La vendetta è mia)

Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona

3
FUKUSHU SURU WA WARE NI ARI
4 e mezzo

Film straordinario questo di Imamura. Un film gelido come un ghiacciolo che ti passa lungo la schiena. Un brivido freddo (torrido) che immerge in un mondo straniante lo spettatore sino a provare pietas verso il folle protagonista della storia, un uomo che ha ucciso cinque persone e che non prova nessun rimorso se non verso se stesso, che a 37 anni avrà si e no un'aspettativa media di vita di altri 3 anni e che quindi non potrà più fare l'amore, ne provare altre gioie e piaceri della vita.  Un uomo che ha ucciso per soldi (pochi) ma più per rivolta verso una società che non lo ha mai capito e che lui non ha mai capito. Un bambino, poi ragazzo, quindi uomo, che è cresciuto con una grande rabbia che è aumentata sempre di più. Prima verso il padre, che lo considera da sempre un debole... un inetto. Un uomo che ha scelto sempre di chinare il capo. Poi poco alla volta verso il mondo intero.... Ma è il protagonista del film a sbagliare. Non capisce e non vuole capire la realtà e la società che lo circonda e quindi si ribella più per spirito di ribellione che per convinzione. Non accetta le convezioni tipiche di una società e non accetta le tradizioni nipponiche, e lo fa in malo modo, fottendosene di tutto e tutti senza però scegliere una vera strada da seguire.
È uno sbandato, che non sa cosa vuole. Anche la donna che ama e che poi sposa è solo un oggetto per contestare la sua famiglia, non per convinzione. Un gesto estremo, un gesto dissennato, un gesto malato perché non vuole prendere in sposa la donna (racchia, come afferma lui) che i genitori hanno trovato per combinare il matrimonio come nella miglior tradizione del sol levante.
Ma quella stessa donna che sposa, dopo aver compiuto il gesto di "protesta", lo lascia, perché capisce che quell'uomo è privo di sentimenti, e non lo fa tanto per lei, ma per le due bambine nate dal quel matrimonio. Anzi, lei si allontana a malincuore dalla sua nuova famiglia, perché a differenza del marito apprezza il padre di lui, e quando questi la va a cercare per riportarla a casa i due fanno l'amore... quasi... un atto immorale che il padre ferma all'ultimo momento... una scena tenera, dolce, pervasa di grande amore e di grandi sentimenti, ma anche di una sensualità straordinaria. Quei sentimenti che il marito non avrà mai. E qui Imamura mostra di cosa è capace. Passare dalla fredda ottusità violenta di quell'uomo alla dolcezza estrema di una atto compiuto "sulle punte dei piedi" e poi interrotto con quella grande consapevolezza che deriva da responsabilità più alte. Ma Imamura non si limita solo a questo. Ben assecondato da Ken Ogata, in incredibile stato di grazia, da vita ad un personaggio uscito a metà tra  un libro Dostojewski e e uno di James M. Cain. Un personaggio rabbioso, livido di rancore, che cova un grande malessere dentro di se esprimendolo con sesso al limite e con l'uccisione di alcune persone, e tante, ma tante truffe, ingannando tutti, anche se stesso, di essere umano. E poi quelle morti che arreca, come se fosse l'angelo sterminatore... Morti che sembrano vere, filmate da Imamura in modo tale da essere quasi iperrealiste nei loro movimenti.
Il Maestro nipponico dipinge un sontuoso ritratto di un assassino, ma attraverso di lui, ripercorrendo a ritroso la sua vita, affronta un pezzo di storia giapponese, quella che va dalla guerra sino agli anni '60. un periodo che ha stravolto il Giappone più di ogni altro momento storico. Un mutamento radicale che Imamura mostra con ogni mezzo e attraverso anche delle piccole sfumature, come quella che mostra dei poliziotti che stanno parlando, e dietro di loro il televisore mostra delle immagini di una partita di baseball nipponico... cifra di un mondo nuovo, ma non per questo migliore...

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