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FUNNY GAMES

di Michael Haneke

Soggetto e sceneggiatura: Michael Haneke
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Monika Willi
Scenografia: Kevin Thompson
Costumi: David C. Robinson   
Musiche: Mozart, Haendel. Mascagni, John Zorn
Interpreti: Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, Brady Corbet, Devon Gearhart, Boyd Gaines
Produzione: Celluloid Dreams, Celluloid Nightmares, Dreamachine, Halcyon Pictures, Kinematograf, Tartan Films, X-Filme
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: USA/ Francia/ Regno Unito/ Austria/ Germania/ Italia, 2007
Durata: 111'
Data di uscita: 11 luglio 2008
Titolo originale: Funny Games U.S.
Sito ufficiale  
Sito italiano

FUNNY GAMES
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Ann (Naomi Watts), George (Tim Roth) e il figlioletto Georgie (Devon Gearhart) si apprestano a trascorrere le vacanze estive nella loro seconda casa al lago. Il programma è già definito: escursioni in barca a vela e lunghe partite a golf con i vicini - e amici - Fred e Eve. Quando Ann si ritrova in casa Peter (Brady Corbet), giovane gentile dalla faccia pulita venuto a chiederle in prestito delle uova, seguito a breve dall'altrettanto educatissimo Paul (Michael Pitt), per la sua bella famigliola inizia un divertente gioco al massacro. Remake statunitense dell'omonimo film del 1997.
Sull'audio del noioso (borghese) gioco da viaggio in auto "indovina quale brano di musica classica stiamo ascoltando" (in una playlist comprendente Haendel, Mozart, Mascagni) si innesta l'hard core di John Zorn: una presentazione d'effetto per suggerire che non sono questi i divertenti giochi cui si riferisce il titolo.
Per Michael Haneke la sfida era quella di raggiungere finalmente quel pubblico anglofono cui pure era dedicato l'originale, e che a suo tempo fruì poco e male il film per l'insormontabile ostacolo della lingua. Interpellato dal produttore inglese Chris Coen su un eventuale remake, il regista austriaco non ha avuto dubbi: avrebbe diretto nuovamente di persona il film, non cambiando assolutamente nulla - se non i protagonisti, i luoghi e pochi, necessari, aggiornamenti scenografici, vedi il cordless mutato in telefono cellulare - perché nulla c'è di nuovo riguardo l'uso mediatico e spettacolare della violenza "qual essa realmente è", per dirla come il regista. E la speculazione filosofica che i due carnefici intavolano su realtà, visione e finzione, irriverente spiegazione del film stesso che Haneke piazza sul finale, resta sempre attualissima e valida. La visione permane fastidiosa, irritante, a tratti insostenibile come nell'originale, ed è un bene, in quanto sintomo dell'ottima salute che tutt'ora godono sia il film che il regista; persino l'effetto rewind riesce ancora a stupire, proprio perché sottende, sottolinea ed esalta quel morboso interesse dello spettatore verso la violenza mostrata ed esibita, che è poi il cuore del film. Sentirsi motore scatenante e fruitore unico e privilegiato delle gesta inumane di due teppistelli biancovestiti fa sempre un certo effetto, ecco. Tuttavia Corbet, ma soprattutto Pitt, si differenziano dai predecessori austriaci per la loro statuaria perfezione di giovani, robusti e sani adolescenti wasp in libera uscita per massacrare, ed è questa, forse, la differenza che pesa in senso negativo rispetto al film del 1997, in cui l'aspetto più "quotidiano" dei ragazzi enfatizzava maggiormente il pericolo proveniente dalla porta accanto. A restare in ogni caso intatto è l'uso frustrante della poetica degli oggetti - vedi il coltello - e le strizzatine d'occhio d'autore a Il coltello nell'acqua, primo lungometraggio di Polanski, di cui Haneke ripropone non inconsapevolmente l'ambientazione isolata nella natura lacustre e perfino la funzione di sipario della candida vela della barca dei protagonisti, citazione quest'ultima che coincide con l'inizio dello "spettacolo" all'interno del film.
Il trailer, forse per essere chiaro con un pubblico di sprovvedute signore che vogliono vedere "un film con Naomi Watts e Tim Roth", sottolinea una generica fratellanza tra Funny Games e Arancia Meccanica: il paragone può valere come monito, ma le affinità si fermano sull'uso di una violenza barbarica, esplicita e priva di qualsivoglia motivazione (ma è importante?).
Curioso il caso della coproduzione: per un film che vuole essere fortemente statunitense (la scritta Funny Games U.S. troneggia prima dei titoli di coda) la protagonista femminile - imposta da Haneke come condicio sine qua non.- è australiana, il protagonista maschile è inglese e parte dei finanziamenti pure giungono dall'Europa. That's funny!
A distanza di dieci anni ancora una visione che lascia il segno per chi avesse perso l'originale, e interessante e appagante in ogni caso per tutti gli altri, quasi come una replica teatrale con una nuova compagnia di attori.

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