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HARDWARE

di Richard Stanley

Cast: Dylan McDermott, Stacey Travis, John Linch, Iggy Pop (solo voce)
Nazionalità e anno: USA, 1990
Distribuzione: Mondo Home Entertainment
Edizione: italiano, inglese, tedesco
Sottotitoli: inglese, italiano per non udenti
Audio: dolby-surround 2.0
Schermo: letterbox 4/3 1.33:1
Durata: 88'
Extra: Assenti (sulla fascetta è indicato il Trailer cinematografico ma non esiste).
Note: Audio buono, potente e ben distribuito, nitido e ben definito, ben tarato nei volumi, con una buona equalizzazione tra colonna audio e colonna internazionale. Peraltro una bellissima colonna sonora fa da corollario al film.
Buona la qualità dell'immagine, dai colori brillanti e nitidi. Ben definiti nei toni e nelle sfumature grazie anche ad un ottimo contrasto che non avverte nessun problema. Corretto il colore con la dominante rossa come da versione originale del film.
Un discorso a parte il formato riprodotto che qui ci viene proposto in 4/3, quando il vero formato era in widescreen 1.85:1.
Extra assenti, anche se sulal fascetta è indicato il trailer cinematografico!
Per la prima il film esce in home video. Anche nelle sale italiane il film non è mai uscito, con un solo passaggio, a suo tempo, al Fantafestival di Roma.
Un sentito ringraziamento al distributore per aver tolto questo film dall'oblio...
Regione: 2
Sito ufficiale:
http://www.mondohe.it/
Titolo originale: Hardware
 

Qualità artistica: Cult
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Discreta/Buona
Qualità extra: N.G.

2 e mezzo
HARDWARE
5

Film inedito in Italia che da tempo aspettavamo. Un piccolo cult che merita di essere visto e rivisto più e più volte. Un piccolo/grande gioiello del cinema di fantascienza paragonato ad Alien, anzi considerato il miglior film fanta/horror dopo il capolavoro di Ridley Scott. Ma per noi è più vicino a Terminator, con un pizzico di horror all'Alien. Un film mai uscito in Italia, che, se non ricordiamo male, ebbe solo un passaggio al fantafestival di anni orsono.  Un film che già allora piacque parecchio agli spettatori. Ma, per strani incroci e misteri di distribuzione, non uscì mai in Italia. Un peccato per un film dalle grandi qualità stilistiche e formali, con una storia semplice ma efficace che rende al massimo con la povertà di mezzi a disposizione della pellicola...
Una storia semplice, lineare, dove il cattivo di turno è una macchina da guerra, il Mark 13, creata dall'uomo per distruggersi! Una macchina priva di scrupoli e senza freni inibitori il cui scopo primario è uccidere ogni forma di vita che si trova davanti, senza distinzione tra buoni e cattivi... Un essere (im)perfetto nella sua funzione che elimina ogni ostacolo che si frappone tra se e il suo "compito". Un macchina creata dall'uomo per la supremazia di una razza. Ma anche una macchina di morte che non riconosce niente e nessuno. Quindi l'annientamento della razza umana attraverso quell'ingegno che dovrebbe distinguerla, ma che si affossa da sola, con le proprie mani pur di non lasciare la vittoria in mano all'altro. Ma questa lotta tra razze non si vede in Hardware, è solo un eco lontano di qualcosa di endemico, che viene da chissà dove. Un pianeta già martoriato dalla radiazioni (il cielo è perennemente rosso, non piove mai, le temperature minimi sui 40 gradi), ferito nell'anima, ridotto a pochi centri abitati circondati da enormi deserti di sabbia dove una volta sorgevano cattedrali di un'umanità dispersa in ogni dove. Un pianeta morente in tutti i sensi, sia la terra, arida e inospitale, sia l'essere umano, egoista, perverso e chiuso dentro le proprie case/celle (chi ha la fortuna di possederla).
Un umanità che decide di non procreare più per non mettere al mondo dei mostri (a causa dell'alto tasso di radiazioni), quindi destinata all'estinzione naturale, accelerata da macchine della morte come il Mark 13...
Stanley crea un piccolo empireo dove colloca gli umani. Dei disgraziati che sopravvivono al proprio passato e a se stessi. In un mondo cieco e folle. Un mondo caduco e fatiscente. Un mondo che Stanley vede con occhio disincantato e prefigura in modo arcaico e sottile una fine prematura. Un mondo dove non c'è posto per un essere così fragile come l'essere umano. E lo descrive con poche inquadrature iniziali che da subito sono cifra di ciò che si vedrà. Uomini sporchi e cattivi e macchine che sono ammassi di ferraglia fintamente controllate dall'uomo.
Un mondo che non è più degno di esistere per quello che ha fatto (non viene mai enunciato ma è sotteso)... un mondo che attraverso la macchine si ribella al vero virus della Terra: l'uomo...

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E anche grande cinema. Un film di culto (come dici te) da amare e basta.

Dom, 27/07/2008 - 18:06