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L’INNOCENZA DEL PECCATO
di Claude Chabrol
Cast: Ludivine Sagnier, Benoit Magimel, François Berleand, Caroline Silhol, Mathilda May, Marie Bunuel, Valeria Cavalli, Etienne Chicot, Thomas Chabrol, Jean-Marie Winling, Didier Benureau, Edouard Baer
Nazionalità e anno: Francia, 2007
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: italiano, francese
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 110'
Extra: Dietro le quinte (11'18"); Trailer cinematografico (1'32"); Spot 15", 30"; Filmografie.
Note: Buono l'audio, equilibrato ed equalizzato, corposo e ben tarato per un suono cristallino ed assolutamente pulito da qualsiasi imperfezione. Un audio brillante che esalta sia i silenzi che le musiche, grazie ad un ottimo lavoro di tutte le uscite.
Discreta la qualità dell'immagine, dai colori pieni, netti, nitidi e ben contrastati. Un'immagine molto luminosa per una visione di grandissima qualità.
Il film è proposto nel corretto formato cinematografico.
Extra più che soddisfacenti anche se non molto corposi. Interessante il backstage, che da la parola a tutti i protagonisti del film, mostrando alcuni momenti chiave delle riprese dello stesso.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.dolmenhv.it/
Sito ufficiale: http://www.emik.it/
Titolo originale: La fille coupée ed deux
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona/Ottima
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Discreta/Buona
59esimo film (tra tv ed altro) del maestro francese Claude Chabrol, che proprio in quest'anno di (poca) grazia (visto tutti i personaggi che ci stanno lasciando) festeggia le nozze d'oro del suo esordio cinematografico avvenuto nel 1958 con Le beau Serge... Un esordio che da subito lo proiettò tra i migliori registi della nuova generazione transalpina, anche se "isolato" da quelli provenienti, ed arrabbiati, dai Cahiers du Cinema. Un autore che ha sempre seguito una sua strada dl tutto personale, con un cinema ricco di colpi di scena in tutti i sensi. Un autore, Chabrol, che ha sempre prediletto le tinte forti e noir, ma a volte è anche uscito dal suo seminato dando vita lo stesso a film di grande carattere e di grande imponenza. Un cinema mai pago di se stesso ma sempre alla ricerca estrema degli slittamenti progressivi della mente e dell'individuo, quindi, nei suoi molteplici aspetti. Un attento osservatore dell'anima dell'uomo, dei suoi caratteri, dei suoi vizi (tanti) e delle sue virtù (poche)... un osservatore dell'anima che affonda il bisturi da vero patologo alla ricerca di una o più possibile verità che si sviluppano dalle storie che mette in pellicola. Storie mai banale, mai vuote, ma sempre intense e piene di mondi reali che sono nascosti tra le pieghe di una società sempre più intrisa di piccole perversioni. Ma poi perché perversioni? Quelle che vengono definite tali dal comune senso del pudore e da una buona dose di bigotteria dell'uomo, quando in realtà se fatte senza nessuna coercizione non sono più perversioni ma giochi di piacere e di amore dettati dal libero arbitrio, come in questo L'innocenza del peccato, che tutto quello che fa la giovane Gabrielle per amore dell'uomo che ama, Charles (un famoso e maturo scrittore) viene fatto con passione, senza riserve e senza paura di dare scandalo o di sentirsi sottomessa o schiava dell'uomo. Casomai è il contrario, l'uomo, ormai abbastanza anziano, vede la ragazza solo come un passatempo, come un oggetto da "consumare" in fretta e quindi da lasciare per tornare immediatamente dalla moglie che è una "santa"... ma non perché non si concede a nessuno ma per il fatto che "ripulisce" tutte le prove del tradimento. Una compagna complice che non dice nulla, che non ha "voce in capitolo", che se ne sta in disparte e tollera tutto. Ma Charles oltre a lei ha un'altra donna importante nella sua vita, la sua agente, Capucine, che non cura solo i suoi interessi ma è anche complice delle sue trasgressioni sessuali nel circolo privato frequentato da uomini maturi...
Ma Chabrol fa intuire, non mostra nulla, con grande eleganza formale, con grande intuito cinematografico, creando, quindi, qualcosa di molto più stuzzicante e peccaminoso. Ciò che si fa intuire è molto più "intenso e morboso" di quello che si fa vedere. Una sessualità e sensualità che scivola lentamente nel film insinuandosi poco alla volta nella pellicola, sino a sfiorare l'erotismo puro. Ma questa è solo un'anima del film. Esiste anche il tradimento, l'abbandono, l'uso che si fa dei sentimenti in modo freddo e glaciale per travolgere chi ne ha...
Ed è quello che capita alla giovane Gabrielle, pura nella sua "innocenza" amorosa, pronta a concedersi e concedere tutto per l'amore che prova. Quel sentimento alto che non la spaventa, ma che spaventa tutti gli altri. Lei è l'unica anima candida della storia, tutto il resto è pattume e sporcizia che gli altri personaggi cercano di scrollarsi di dosso ma non possono. Una crosta talmente radicata che è impossibile da portar via. E quando Gabrielle scaricata da Charles si sposa con il giovane rampollo di una ricca famiglia, Paul, pensa che le cose possano cambiare, di poter trovare comprensione da quel ragazzo, ma non fa i conti con le bizzarrie dello stesso. Gli racconta tutto, dall'alto della sua innocenza, di donna senza pudore (giustamente), ma Paul non capisce la sincerità della ragazza e in un gesto estremo uccide il maturo ex amante della moglie. Un gesto non di amore ma di "appartenenza e di possesso"... non a caso Gabrielle rimarrà da sola, abbandonata da tutti, ma non dalla sua famiglia e finirà a fare l'assistente dello zio prestigiatore e mago. E l'ultima sequenza del film, la mostra nell'esercizio della donna tagliata in due... cifra della vita di Gabrielle. Un finale esatto, puntuale, che Chabrol mette sullo schermo come un prestigiatore fa uscire un coniglio dal magico cappello. Un finale che non da scampo, che non offre nessuna possibilità di redenzione per un mondo falso e corrotto, che taglia in due tutto ciò di buono che esiste e lo deve massacrare per nascondere le proprie vergogne. Un mondo impuro che non può tollerare la purezza. Anzi la deve macchiare con quel sadico gusto che cancella il nitore di un'anima candida...


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