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UN UOMO DA BRUCIARE
di Paolo e Vittorio Taviani, Valentino Orsini
Cast: Gian Maria Volontè, Didi Perego, Spyros Focas, Turi Ferro, Lydia Alfonsi, Marina Malfatti, Vittorio Duse, Alessandro Sperlì, Marcello Rovena, Gianpaolo Serra, Alfonso D'Errico,
Nazionalità e anno: Italia, 1962
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video - Surf Video
Edizione: italiano
Sottotitoli: assenti
Audio: dual mono
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 87' (sulla fascetta sono indicati 92')
Extra: Trailer (3'30").
Note: Prodotto di discreta qualità. Audio chiaro e potente, nonostante sia soltanto mono. Limpido e privo di imperfezioni, ben tarato nel volume e nei toni.
Discreta la qualità video, da un bianco e nero ben contrastato e netto nei toni, anche se l'immagine sgrana un po' troppo.
Corretto il formato panoramico proposto sul DVD.
Gli extra sono composti dal solo trailer... ma è già un miracolo averlo...
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.cghv.it/
Titolo originale: Un uomo da bruciare
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Discreta
Qualità audio: Buona
Qualità extra: N.G.
Film d'esordio dei fratelli Taviani, Paolo e Vittorio, che per l'occasione vede alla regia anche Valentino Orsini, regista di indubbie qualità che però nella prosecuzio della sua carriera non è più riuscito a dimostrare le sue grandi qualità autoriali. Peraltro nel film c'è anche l'esordio del più piccolo dei fratelli Taviani, Franco, in qualità di aiuto regista. Insomma un film fatto in famiglia e in amicizia con un gruppo di fedeli sodali degli spunti artistici dei Taviani Brothers... Film che fu accolto benissimo alla Mostra del Cinema di Venezia del 1962, con un gruppo di giovani critici entusiasti di tale film, osannandolo come un "nuovo modo di fare cinema, diverso e in qualche modo rivoluzionario". Un successo immediato e di gran livello grazie anche ad un cast di bravissimi attori, tra i quali l'immenso Gian Maria Volontè, attore ancora non dedito agli spaghetti western che sarebbero arrivati da lì a poco. Un carriera quella di Volontè tra alti e bassi (come scelta di film), ma sempre eccellente grazie alle sue immense capacità.
In Un uomo da bruciare Volontè e i tre autori spingono tutti i loro sforzi nella direzione politica/sociale che ha contraddistinto parte del cinema dei Taviani. Un film formalmente "povero" ma ricco di contenuti. Ma la povertà formale è più apparente che reale, in realtà ogni immagine è molto ricercata, pensata, per poi essere assemblata con un montaggio rapido e violento che ben si accompagna alla storia di Salvatore, attivista sindacale marxista, che rientrato in Sicilia dalla vita agiata romana, cerca di cambiare le cose nella sua terra natia. E qui il film entra subito nel merito della questione, i Taviani e Orsini non tentennano, entrano subito nel cuore della questione, ovvero l'occupazione di un fondo capeggiata da Salvatore, deciso anche a sfidare la mafia. Dopo un avvio promettente, nel quale sembra che Salvatore riesce a trascinare i suoi compaesani, questi, poco alla volta, si lasciano intimorire dal potere mafioso, e si defilano. A questo punto Salvatore, per cercare di portare avanti il suo progetto, decide di fare il doppio gioco con la mafia, un gioco pericoloso, un gioco sull'orlo della sanità mentale, un gioco che può "bruciarlo"... ma lui non demorde. Anche se spesso è preso da rimpianti verso la sua vita romana e il suo amore verso Wilma, il suo amore lasciato a Roma...
Gran film costruito in modo ineccepibile dal trio di registi, con la giusta vena drammaturgia, scandita dalla voce off di Gian Maria Volontè, un uomo che si muove tra (poche) certezze e (tante) incertezze, dubbi e volontà di cambiare uno status quo talmente incancrenito e quindi impossibile da scalfire. Ed è questo che cercano di mettere in nuce in ogni sfumatura, questa difficoltà di cambiare una realtà talmente radicata non solo nella struttura sociale ma anche nelle singole persone, che non riescono ad agire ma solo a pensare di agire. E qui si fermano. Il desiderio freme ma la paura ha la ragione sui sentimenti. Ma qualcuno è mai riuscito a cambiare la situazione in Sicilia? No... e allora... cosa fare? Non siamo noi che possiamo dirlo, come non lo dicono i tre autori che "dipingono" con maestria e maestosità questo quadro impossibile da vivere...


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