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BRATZ - THE MOVIE
di Sean McNamara
Sceneggiatura: Susan Estelle Jansen
Fotografia: Christian Sebaldt
Montaggio: Jeff Canavan
Musiche: John Coda
Scenografia: Rusty Smith
Costumi: Bernadene Morgan
Interpreti: Logan Browning, Janel Parrish, Nathalia Ramos, Skyler Shaye, Jon Voight, Chelsea Staub, Annaliese Van Der Pol, Malese Jow, Stephne Lunford, Ian Nelson
Produzione: Avi Arad & Associates, Crystal Sky Pictures, MGA Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 96'
Data di uscita: 6 giugno 2008
Sito ufficiale
"Mi fa impazzire l'odore dei negozi la mattina": così le Bratz, quattro tamarre becere, in età per cui ancora vi arresterebbero se osaste guardarle (eppure castamente abbigliate come drag queen al Carnevale di Rio), si accingono a sovvertire l'ordine costituito in un college americano diviso in "cricche". Se vi state domandando qual è l'ultima volta in cui avete letto o udito la parola "cricca", ve lo confermiamo: correva proprio l'anno millenovecentottantasette, giorno più giorno meno. Ma ai traduttori questo non ha creato alcun problema, evidentemente. Né questo, né tutto il resto.
E parliamo di giganteschi buchi nel plot dovuti forse alla mutilazione in fase di montaggio, imbarazzanti siparietti di un Jon Voight preside da interdire, ingenuità tarocca e nomination ai Razzies awards. Nel raccontare la caramellosa vicenda di Sasha, Jade, Yasmine e Cloe, inseparabili sin dalle elementari e poi tragicamente divise tra le "cricche" summenzionate (cheerleading, football, laboratorio di scienza e fantomatica scuola di giornalismo che lo spettatore non vedrà mai, chissà perché), il regista McNamara esule da Disney Channel sembra avere come musa la Britney Spears degli esordi. Non ci risultava che questo fosse un vanto, ma tant'è. Coreografie ammiccanti e lucidalabbra la fanno da padrone in un prodotto direttamente mutuato dalle bambole omonime, quelle affette da macrocefalia e labbra a canotto: le avrete senz'altro viste su qualche scaffale, a darsele di santa ragione con "nonna" Barbie. Le Winx nostrane, al confronto, hanno la validità didattica di una Maria Montessori. Ma se Bratz in sé sta per monelle, ragazzacce, con grafia slang, non c'è nulla di politicamente scorretto che le protagoniste compiano durante l'ora e mezza di scempio: c'è spazio persino per un diversamente abile, purché sia affascinante, artista e discretamente palestrato. Però hanno stivali leopardati per i quali servirebbe il porto d'armi, questo sì.
Le quattro Spastic Girls, quindi, modello di virtù per le preadolescenti fuori e dentro lo schermo, insegnano il valore della rincorsa all'ultima cinta in saldo e quello del recupero dell'amicizia anche con anni di ritardo - dopotutto, qui, pari sono. La depressione da genitore povero in canna o divorziato si cura con un assegno in busta dorata, che non fa la felicità ma sicuramente aiuta. Le figure parentali sono meteore intermittenti pronte ad apparire a comando in funzione del ristagno narrativo, chiamate in causa esclusivamente un paio di volte in tutto il film - in apertura e in chiusura - e pronte a cambiare all'istante opinioni caratterizzanti per amore degli sceneggiatori. Emblematica l'intransigente nippo-mamma di una delle nostre, che passa dall'essere una castrante generalessa del vestiario al commuoversi perché la figlia e le amiche in lustrini ansimano nel microfono allo show di fine anno. L'ipocrisia suprema consiste, dopo avercele dipinte come spudorate e provocanti fashion addicted per tutto il film (sì, comparirà il ralenti videoclipparo alla Mtv, ché tanto è presente di nome e di fatto), nel permettere loro al massimo un pudico bacio sulla guancia al rispettivo filarino, tra i rossori. Sconvolti quindi dalla struttura indegna prima che dai contenuti, consigliamo a chi accidentalmente fosse inciampato in sala: tenere fuori dalla portata dei bambini. Una lobotomia farebbe meno danno.


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