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INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO – Colonna sonora originale
di John Williams
Track listing:
1. Raiders March 5:06
2. Call of the Crystal 3:50
3. The Adventures of Mutt 3:12
4. Irina's Theme 2:26
5. The Snake Pit 3:15
6. The Spell of the Skull 4:24
7. The Journey to Akator 3:08
8. A Whirl Through Academe 3:34
9. Return 3:12
10. The Jungle Chase 4:23
11. Orellana's Cradle 4:22
12. Grave Robbers 2:29
13. Hidden Treasure and The City of Gold 5:14
14. Secret Doors and Scorpions 2:17
15. Oxley's Dilemma 4:46
16. Ants! 4:14
17. Temple Ruins and The Secret Revealed 5:51
18. The Departure 2:27
19. Finale 9:20
Durata totale: 77:30
Etichetta: Concord Records
Anno: 2008
Provate ad immaginare Indiana Jones senza le musiche di John Williams. Vedrete un ometto dalla divisa sbiadita, che corre più lentamente inseguito da un'enorme roccia. Perfino le atmosfere esotiche perderanno il loro fascino, l'umorismo sarebbe più attutito. Non è un caso che Williams abbia accompagnato i più grandi successi commerciali degli ultimi anni, specializzandosi in prodotti che ai titoli di coda fanno gridare spontaneamente il pubblico al sequel.
Williams ha infatti una capacità unica ed innata di legare indissolubilmente il tema musicale al suo personaggio, creando una forza leitmotivica che consacra l'eroe che lo riceve sul piano eterno della mitologia. Sia esso un supereroe venuto da Krypton o un anonimo squalo incarnazione del male di fronte a cui l'uomo comune è del tutto incapace di difendersi. Sul tema principale sviluppa poi un lavoro estremamente misurato e con influenze profondamente classiche, delineando le atmosfere interne ed esterne della pellicola, disegnando paesaggi e psicologia, ritornando a più riprese sulla base principale, giocandoci tra contrasti e richiami. E se i risultati potrebbero essere contestabili esteticamente perché evitano il ricorso a soluzioni più sperimentali (ma accusare Williams di facilità sarebbe quantomeno disonesto), le critiche lasciano il tempo che trovano di fronte al culto che ha investito la sua persona.
Benvenuti quindi in questo nuovo gigantesco parco giochi, terribilmente complesso, artificiale e divertente. Williams si autoincensa fin dalla prima traccia Raiders March, riproponendo il celeberrimo tema di Indy, che ricompare tale e quale, variato o citato in parte innumerevoli volte nelle tracce successive. La prima emozione è nostalgica, il ritrovarsi di fronte ad uno splendido giocattolo fuori dal tempo, un Commodore 64 tirato a lucido, in cui Williams gioca tutte le variazioni possibili di uno dei suoi tanti capolavori, dilungandosi in un breve intervallo d'archi di matrice prettamente classica per poi ritornare nuovamente sui suoi passi verso l'immancabile crescendo finale. Molto più misurata la successiva Call of the Crystal, quasi malinconica nel suo adagiarsi verso tonalità minori e timbriche basse che procedono per accumulo di spessore sonoro solo nella parte finale, tempo dell'attesa necessario a prendere il fiato prima della corsa. E infatti è solo un attimo e con The Adventures of Mutt l'atmosfera subito cambia e Williams si lancia in un'abile fanfara dai ritmi concitati, terribilmente allegra. Il maestro cita la sua produzione più vivace, recente e passata, utilizzando una forte presenza di fiati. Gli strumenti si rincorrono disegnando scale complesse, rincorrendosi sui pentagrammi con il fiatone. Irina's Theme è la grande novità della composizione; legata al personaggio della Blanchett tratteggia l'oscura nemesi, in contrasto sonoro nella timbrica e nel tempo con quanto già udito. The Snake Pit è una sintesi tra il brano precedente e il tema principale, preludio di una battaglia imminente. The Journey to Akator torna nuovamente sul tema e passa improvviso verso sonorità esotiche, con flauti e clarinetti che disegnano motivi sempre più sviluppati e concedendosi qualche virtuosismo verso la chiusura perfetta. Il lavoro si sviluppa coerentemente sulle linee tracciate, dividendosi tra l'allegria cartoonesca, il senso dell'avventura (A Whirl Through Academe), un senso oscuro e malinconico dell'attesa mai preponderante (Orellana's Cradle), fino al gran finale (Finale, appunto), sintesi complessa e divisa in cinque parti che ripercorre quanto già udito. E, come la pellicola, s'innalza nell'aura del genere d'autore popolare politicamente corretto, artigianalmente perfetto, irresistibile. Da ascoltare e riascoltare, senza mai annoiarsi, vivendo quelle emozioni come se fosse la prima volta. E con la consapevolezza di riferirsi ad un tempo superato, non più riproducibile se non dagli stessi artefici.


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