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E VENNE IL GIORNO… DI SHYAMALAN
Il regista statunitense presenta a Roma il nuovo film E venne il giorno (Fox), in uscita il 12 giugno. Con lui il protagonista della pellicola Mark Wahlberg
Puntuali come raramente accade, M. (Manoj) Night Shyamalan e Mark Wahlberg rispondono alle domande della stampa con cortesia e notevole sense of humour, specialmente da parte dell'attore. E venne il giorno (The Happening), invece, non fa affatto ridere, con la tragedia incombe sui protagonisti della storia. Ma è lo Shyamalan touch a cui siamo abituati, d'altronde. E il film assume presto le connotazioni di un incubo senza via d'uscita.
Il male si trova all'aria aperta, impossibile da vedersi: una tossina secreta dalle piante, che fa impazzire gli uomini e li induce al suicidio. Qualcosa che ha fatto pensare subito alla definizione di "thriller ambientalista". Shyamalan spiega come "ogni film realizzato da me ha a che vedere con le mie paure, con ciò che mi preoccupa in quel dato momento. Una preoccupazione, la mia, che riguarda il futuro del mondo in cui viviamo. La stessa che ha dato vita, in passato ad altri film a cui ho finito per ispirarmi. Penso a L'invasione degli ultracorpi, ma anche a La notte dei morti viventi, prodotti che sono figli delle paure dell'epoca. Credo che stiamo entrando in una nuova fase di questo genere, a giudicare da film che escono al cinema come Cloverfield". Ma L'invasione degli ultracorpi sembra aver influenzato il regista anche nella messa in scena: "Sì, è vero. Adoro quelle scene in cui persone che conosciamo e amiamo si comportano in modo opposto a come li conosciamo. E la sequenza dei titoli di testa, con le nuvole, è identica, anche se non l'ho fatto di proposito".
Il film, come detto, richiama un forte allarme per le condizioni del nostro pianeta nella sua globalità, ma allo stesso tempo evoca temi cari al regista, che non manca di sottolinearlo: "Ho inserito le notizie provenienti da tutto il mondo che sentivo al telegiornale. Il personaggio di Mark Wahlberg, invece, sono io. Magari un po' più bello di me (ride), ma con le mie paure. È un personaggio che crede profondamente nella donna che ha scelto, ne ha un'idea precisa e pensa che diventerà ciò che lui ha sempre pensato di lei nonostante i dubbi dell'amico e della donna stessa. L'evento li aiuta a ritrovare se stessi e la loro fede. In ogni mio film, al di là della superficie, c'è un discorso più ampio e spirituale, che crea sensazioni particolari anche su chi non ha gradito il film".
I modelli registici di Shyamalan sono tra i più illustri: "L'estetica cinematografica di Kubrick, di Hitchcock, il minimalismo delle inquadrature giapponesi, mi affascinano. Ma specialmente nel caso di Kubrick, è un'estetica dal marchio di fabbrica tale che, nel corso delle riprese, abbiamo preferito non utilizzarla in modo massiccio."
Tocca a Mark Wahlberg, che dichiara immediatamente di non aver nulla contro il mondo vegetale: "Ho un giardino stupendo e lo tratto bene. Beninteso, non coltivo nulla di illegale!" Torna (a tratti) serio al momento di spiegare i motivi che lo hanno portato ad accettare la parte: "Una sceneggiatura intrigante, un ruolo diverso per me che faccio sempre eroi o poliziotti. E poi, Joaquin Phoenix è un mio caro amico e aveva già partecipato a due film con Night, dunque ero geloso. Mi piace cercare qualcosa di diverso, oltre che attore sono anche produttore e le sfide sono importanti. Entreatment è stato un successo, produrremo con Scorsese un nuovo show per la HBO... come produttore mi piace di poter dare possibilità a nuovi talenti."
Fra le paure di Shyamalan, non sembra esserci posto per quella atavica nei confronti del vicino di casa: "Una paranoia tipicamente americana, che non mi appartiene. Al contrario di mia moglie, a cui invano provo a mostrare le statistiche sui crimini da vent'anni a questa parte per farle vedere che sono rimaste pressoché inalterate."
Wahlberg chiude alla grande: "Ho una forte fede religiosa, che mi aiuta. Certo, ho due bimbi piccoli e hai sempre paura per loro. Comunque, non ho paura dell'ignoto e cerco di godermi la vita più possibile. L'unica mia paura è diventare Burt Reynolds."


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