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CANNES 61_UTOPIA… PAURA E DELIRIO A CANNES

Tra il Che di Soderbergh e La donna senza testa di Lucrecia Martel si imboccano le strade che portano dritti alla "dannazione"...

CANNES 61_UTOPIA… PAURA E DELIRIO A CANNES

A pochi giorni dal termine del Festival, che ha riservato qualche lieta sorpresa ma nulla di più, con i soliti "vecchi" a farla da padrone il Festival si scatena con questi due film in concorso molto diversi tra loro per intenzioni e stile, per morale e storia, per connotazione e introspezione, ma, poi, alla fine, non molto dissimili per la loro stessa caducità nei sentimenti che rimangono inespressi e compressi nella follia delle vita. Una follia che coglie in modo molto diverso ma che ha, in qualche modo le stesse generalità: la paura di non essere, di non esistere. Potrà sembrare follia di chi scrive ma nonostante quello che appare nei due film, e vogliamo mettere anche quello italiano di Francesco Munzi, Il resto della notte, e quello fuori concorso di Jennifer Lynch, Surveillance, hanno in comune molto di più che essere dei film... quella sottile tensione che lega il filo dell'esistenza con le tensioni che ci scuotono da dentro...
Raffinatezza stilistica? Forse, ma verità inoppugnabile.
Di certo una giornata stimolante anche se non ci ha convinto del tutto...

Il Che è sempre il Che!
"Che" dire di questo fantasioso ed affascinante biopic su uno dei personaggi storici più inflazionati da un punto di vista di merchandising (lo possiamo trovare su poster, t-shirt, e gadget di ogni tipo, anche i più impensati, una volta l'ho visto anche su un condom!), delle durata di oltre 4 ore che mette a dura prova la mente e gli occhi di chi guarda, specie dopo oltre 8 giorni di visioni a ciclo continuo che occupano tutta o quasi la giornata e parte della notte?
Affascinante, seducente, ammaliante, ma anche noioso, ridondante e un po' troppo esagerato nel mettere in mostra un Che da fumetto di serie B, ma senza la necessaria ironia. Non è solo questo, ma in alcuni momenti si sfiora il ridicule per questo film di Steven Soderbergh, che quando si mette in testa di raccontare grandi temi si ritrova spesso con un pugno di mosche tra le mani. Scelte errate? No... poca predisposizione a raccontare temi così delicati, meglio, molto meglio quando si dedica a Mr. Ocean e combriccola...
In ogni caso il Che interpretato dall'immenso Benicio Del Toro ha un suo fascino molto particolare, ma assurge ad un glamour eccessivo, come anche l'Aleida Guevara di Catalina Sandino Moreno e il Fidel Castro di Demian Bichir, molto belli da vedere, curati in ogni dettaglio con gusto estetico di grande portanza, a scapito, però, dell'anima che latita leggermente (non tanto...).
Un film, in ogni caso, da vedere anche solo per la curiosità di fare un raffronto con quello, quasi 40 anni fa, interpretato da un grande Omar Sharif...
E poi...

La mujer sin cabeza... ma può camminare tra noi?!?!
"Chissà" direbbe Italo Calvino e il suo "Visconte dimezzato"... Tutto è possibile, ma la testa della quale si parla è metaforica e non reale (o sarebbe meglio dire surreale). È la testa che perde quando lancia la sua automobile a velocità sostenuta e sbatte contro qualcosa. Ma la bella signora dai capelli biondi non vuole vedere, ha paura. Torna sul luogo dell'incidente solo la sera con il marito per trovare un cane morto. Un povero cane che nessuno rimpiangerà. Ma per la donna, Veronica, inizia una "nuova e allucinata" vita nella quale non riconoscerà persone e sentimenti...
Un lungo viaggio delle regista Lucrecia Martel nell'animo umano che disseziona in ogni più piccola parte, con l'approccio del patologo che va a scovare ogni più piccola traccia che possa "capire e giustificare" tale comportamento. Non che sia un piccolo fatto quello di aver ucciso un cane, tutt'altro, ma cercare di capire la "non reazione" di non voler vedere la realtà in faccia, dritta negli occhi dell'inalienabile verità, e rintanarsi nei meandri oscuri della non visione delle cose. Della non rimozione di alcuni dolori che albergano in noi...
Film decisamente interessante che avremo la fortuna di vedere in sala grazie a Vieri Razzini, distributore del film e coproduttore italiano insieme a Cesare Petrillo e Tilde Corsi. 
Dall'oblio di Veronica alla xenofobia italica de Il resto della notte...

I rom... questi "sporchi esseri che intralciano le nostre strade e i nostri quartieri"!!!
Film, questo di Francesco Munzi, di sconcertante attualità. Proprio in questi giorni in Italia ci sono stati segni di grande insofferenza verso i rom e gli extracomunitari in genere. Campi di rom sono stati dati alle fiamme a Napoli, il nostro Consiglio dei Ministri approva un "pacchetto di sicurezza" introducendo anche il reato di clandestinità. Delle decisioni stigmatizzate dall'Unione Europea. Ma nonostante "il consiglio dell'Europa ad adottare misure più consone e conformi alle direttive comunitarie il nostro parlamento se ne fotte e va avanti per la sua strada...
Questo è il primo passo verso una xenofobia che non si sa dove potrà portarci... chissà???
E forse questo bel film potrà, suo malgrado, dare una mano al potere italico di giustificare ancora di più le sue "misure di sicurezza", visto che la storia è incentrata su dei romeni, disperati, affamati, senza più speranza in questa Italia che non da via di scampo ai più poveri, che decidono di fare il colpo grosso derubando la villa dove la giovane e angelica Maria ha lavorato sino a qualche tempo prima.
Un furto che potrebbe dare la tranquillità economica per poter avere una casa con cucina, bagno e tre stanze, e non vivere in una casa di ringhiera dividendo la stanza con altri. Una vita non vita che conduce alla disperazione totale. Disperazione che porta a compiere atti che mai si sarebbe pensato di fare.
Idea interessante, ben interpretata da tutti (anche se una nota di merito particolare va a Laura Vasiliu, vista in 4 mesi, 3 settimane, 2 notti), ma che manca di quella "coloritura emotiva" che aveva contraddistinto l'opera prima di Francesco Munzi, Saimir, che qui viene solo sfiorata ma mai colta nelle sua essenza principale.
Peccato un buon film che rimane incompiuto... Come incompiuto ci è apparso il film Fuori Concorso di Jennifer Lynch...

Figlia "de/genere" del grande David Lynch... Jennifer Lynch, che forse dovrebbe smettere di fare cinema e pensare ad altro...
Dopo il dimenticabile Boxing Helena (chi di voi lo ricorda?), girato 15 anni fa, Jennifer Lynch torna sul grande schermo con questo Surveillance, altra opera del tutto dimenticabile, anche se ha dei discreti momenti pulp. Ma il problema principale del film, come della Lynch, è cercare di scimmiottare a tutti i costi il geniale padre in un tentativo catartico di "dimostrare" che anche lei esiste nel cinema.
Ma alla fine il film ci sembra solo una divertente e grottesca boutade condita in salsa pomodoro/sangue...
Ahimè, per noi e per lei, il padre ha ben altra classe e ben altra follia... la sua è solo di testa e non di cuore...

Ancora Italia... W l'Italia...
Olmi per festeggiare i suoi trenta anni dalla palma d'oro con L'albero degli zoccoli... Claudia Cardinale con il documentario a lei dedicato, Io, Claudia, di Pasquale Squitieri. Un'interessante ed intrigante percorso dei 50 anni di carriera della sempre affascinante Claudia...

Ed oggi...
Che dire... il concorso si infiamma con l'attesa pellicola di Atom Egoyan, Adoration e il film del grande vecchio Philippe Garrel, La frontiere de l'aube. Due film, sulla carta destinati a grandi cose, ma come al solito sarà tutto da verificare.
Quindi fuori concorso Ocean Flame di Liu Fen Dou e Wendy and Lucy, di Kelly Reichardt.
Per finire l'ormai onnipresente Quentin Tarantino, con delle "Lezioni di cinema", sulla sua attività di regista, sceneggiatore... e perché no, anche di attore... Un Tarantino sempre più presenzialista e sempre meno aduso alle vie del set...

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