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UNDERDOG - STORIA DI UN VERO SUPEREROE
di Frederik De Chau
Soggetto e sceneggiatura: Adam Rifkin, Joe Piscatella, Craig A. Williams, dalla serie tv animata creata da W. Watts Biggers
Fotografia: David Eggby
Musiche: Randy Edelman
Montaggio: Tom Finan
Interpreti: Jason Lee (voce), Peter Dinklage, James Belushi, Patrick Warburton, Alex Neuberger, Taylor Momsen, Brad Garrett, Amy Adams (voce)
Produzione: Have No Fear Productions, Walt Disney Pictures, Maverick Film Company, Classic Media, Spyglass Entertainment
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 85'
Data di uscita: 16 maggio 2008
Titolo originale: Underdog
Sito ufficiale
Lungi da noi fare l'apologia dei film che scelgono di allungarsi all'infinito piuttosto che optare per utili tagli in fase di montaggio, ma l'ora e tredici minuti scarsi (titoli di coda esclusi) del presente Underdog lascia perplessi, a maggior ragione se si pensa che in tale lasso di tempo l'eroe della pellicola eponima deve nell'ordine: perdere il posto di normale cane poliziotto; venire rapito da uno scimmione ossigenato che funge da squallido tirapiedi per uno scienziato pazzo nano; acquisire superpoteri in uno sfortunato incidente di laboratorio; venire adottato da un ex agente ora guardia giurata con figlio adolescente in prevedibile crisi adolescenziale; trasformarsi in supereroe filosofeggiante sull'etica della responsabilità.
E ancora: salvare gatti, uomini, vecchie (travestite); sventare i piani dello scienziato pazzo sfigurato nell'incidente di laboratorio summenzionato; perdere i poteri e riacquistarli; scegliersi una frase a effetto (no, in rima baciata no...); risolvere le crisi familiari dei padroni; avere giusta ragione di una gang di cani prepotenti; destreggiarsi tra svariate citazione di Lilly e il vagabondo, La carica dei 101 e Superman, con tanto di femmina di cocker radicalmente zoccola a cui piace il maschio sotto i riflettori; farsi un giro nello spazio e ritorno (da "Houston, abbiamo un problema" dritto a "Houston, qui c'è un cane"). Il lato positivo è che se la sofferenza è intensa, è giusto che sia anche breve, quello negativo è che sorge il ragionevole dubbio che con un po' di fretta in meno, forse la sofferenza sarebbe stata proporzionalmente inferiore. La storia è quella di uno sfigato qualsiasi che, canonicamente, acquista poteri strabilianti per un caso fortuito e impara a usarli per il bene: il fatto che al centro della vicenda ci sia un cane parlante era occasione, non necessariamente spiacevole, per fare del citazionismo spiccio e risolverla nel paradossale, approfittando poi del fatto che in un film così palesemente rivolto a un pubblico di giovanissimi un po' di puerilità ben gestita non guasta. E difatti non si cominciava male: il cane strappava qualche sorriso, i cattivi erano gradevolmente monodimensionali, la scena della vestizione dell'eroe aveva un suo perché. E niente da eccepire sul fatto che, se il tallone di Achille di Superman è la kriptonite, quello di Underdog sia il fatto di non riuscire a resistere all'istinto di acchiappare un freesbee.
Ugualmente, la parodia ha il fiato corto, e nel momento stesso in cui si comincia a percepire un certo senso di stanchezza, gli sviluppi ci assecondano e la trama precipita vertiginosamente, risolvendosi in due balletti con la sceneggiatura recitata al fulmicotone. Insomma, passa un quarto d'ora e la città è salva, i cattivi sono al fresco, James Belushi è reintegrato nella polizia, l'identità segreta è preservata e la proverbiale cockerina zoccola continua a imperversare. Siamo pronti per nuove mirabolanti avventure (se solo ne avessimo voglia), per adesso flettiamo i muscoli e siamo nel vuoto. O nel nulla filmico, piuttosto.


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