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ULTIMI DELLA CLASSE
di Luca Biglione
Soggetto: Luciano Martino, Luca Biglione
Sceneggiatura: Luca Biglione
Fotografia: Giancarlo Ferrando
Montaggio: Alessandro Cerquetti
Scenografia: Alessandro Rosa
Costumi: Giovanni Ciacci
Musiche: Paolo Vivaldi
Interpreti: Andrea De Rosa, Giulia Elettra Gorietti, Marco Iannone, Sara Tommasi, Ludovico Fremont, Marco Messeri
Produzione: Devon Cinematografica, in collaborazione con Dania Film, Surf Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 90'
Data di uscita: 16 maggio 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Michele Robotti, tipico esponente medio di una odierna classe liceale di deficienti, è costretto dalla propria orrenda pagella di fine quadrimestre (e dai genitori infuriati) a studiare da privatista. Se in scienze gli va male (gli capita Enio Drovandi, il Totip dei "Ragazzi della III C" parecchi capelli fa), per le materie umanistiche c'è la molto umana Barbara (Sara Tommasi), con cui stringe un patto alquanto redditizio.
Se la sceneggiatura di un film del genere può stare in un post-it, per la recensione potrebbe bastare un telex. E sarebbe meglio per tutti. L'atroce esordio alla regia di Biglioni (sotto l'egida di un noto intenditore del mondo adolescenziale come Luciano Martino) tenta di ammiccare senza fortuna alla moderna commedia giovanile, abbinandolo a siparietti sexy affidati alla prosperosa Tommasi, purtroppo chiamata anche a recitare. Se per il primo aspetto ci si affida al volto da sfigato perbene di Andrea De Rosa (Notte prima degli esami) e alla conferma della "sorella di Babi" Giulia Elettra Gorietti (che qualcuno ha deciso debba essere un sex symbol, e il peggio è che lei sembra crederci), per il secondo si promette una ventata di anni 70 regolarmente frustrata sul nascere (gli strip della professoressa, che arriva in divisa da ordinanza che nemmeno Nadia Cassini, sono un paio scarso, e ben edulcorati). Segno evidente che il tempo ha definitivamente cancellato ogni traccia di cinema popolare, agendo ipocritamente sulla confezione per restare sostanzialmente inalterata nei (nulli) contenuti. Mentre i giovani, nella realtà non così deficienti (non tutti), sono quasi costretti ad identificarsi in personaggi così inconsistenti, in mancanza di alternative. Così, dopo Gin e Step, ecco Stiff, Scott e Bidè, già dal nome figli di genitori distratti o quantomeno convinti di avere un cane. Tutta colpa loro, al solito. E tutti più o meno promossi, alla fine, tranne chi è proletario e va a lavorare col padre in officina perché le lezioni private non può permettersele. Ultimi della classe, primi nel classismo.


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