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FAROCKI PARTE III: IMMAGINI MALGRADO TUTTO
(Ri)vedere l'orrore: Respite
L'ultima giornata dedicata ad Harum Farocki al TEKfestival si chiude con l'ultimo straordinario lavoro del filmmaker tedesco: Respite, del 2007. Ennesimo tassello fondamentale del catalogo Farocki, Respite conferma tutti i nostri elogi: non lo nascondiamo, ci siamo innamorati di Farocki e ringraziamo il TEKfestival e il Goethe Institut per averci dato l'opportunità di scoprirlo, come una perla nell'ostrica del fin troppo invisibile internazionale e italiano (in senso distributivo).
Per chi volesse scoprirlo e approfondirlo rimandiamo proprio al Goethe Institut di Roma che ne mette a disposizione l'intero catalogo. Ricordiamo inoltre che sarà possibile vedere fino al 30 Maggio all'Opificio (Via dei Magazzini Generali 20/a, Roma,Deep play, la videoistallazione di Farocki dedicata alla finale dei mondiali di calcio del 2006 che ci ha visti contendenti e vincitori contro la Francia. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito Goethe Institut Italien.
Respite/Tregua
Regia: Harum Farocki
Nazione ed anno: Sud Corea, 2007
Durata: 40'
Genere: documentario
Respite. Tregua: tregua visiva; Farocki ci conduce nella zona intermedia a metà tra il mirabile e l'orrore, ci fa vedere proprio quello che (non) avremmo (mai) voluto vedere. Le immagini del campo di concentramento transitorio di Westerbork in Olanda. Sono immagini girate dagli internati stessi, dietro comando del direttore del campo. Immagini destinate agli ospiti del campo, immagini di un film mai concluso: immagini di gioco, di spettacoli preserali, di lavoro, di vita quotidiana, di treni in partenza. Eppure sono immagini tremende, orribili, da cui vorremmo sottrarci: l'ombra della verità del già accaduto si staglia su queste immagini di apparente normalità, perfino gioia, a tratti. Perché lo sappiamo, quei treni che partono ogni martedì mattina da Westerbork sono diretti a Bergen-Belsen, ad Auschwitz. Destinazione sterminio. La storia appare per sottrazione, nella manipolazione, nel riavvolgimento, nella ripetizione attuata da Farocki su un materiale pressoché unico nel suo genere. Si ritorna sempre su queste immagini: si vede sempre due volte, si commenta, si rielabora. Allora ecco apparire l'ombra della morte e dell'orrore sul viso di uno zingaro sul treno in attesa di partire, nell'unico primo piano girato dall'internato dietro la macchina da presa. Non ne girerà altri. Ma è in questo ideale cerchio rosso sulla storia, tratteggiato dal pennarello cinematografico di Farocki, che l'immagine (ri)acquista il suo pieno valore testimoniale, laddove prima erano immagini nella massa, nell'indistinto. Immagini a cui noi vorremmo sottrarci, nella paura di abituarci all'orrore. Ma "sono immagini, malgrado tutto". E dobbiamo farci i conti, in qualche modo.


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