Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Argomenti del forum attivi

Scambia informazioni

Syndicate content

The Fine Art of Love – Mine Ha-Ha

di John Irvin

Regia: John Irvin

Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Franz Wedekind

Sceneggiatura: Alberto Lattuada, Ottavio Jemma, James Carrington, Sadie Jones

Fotografia: Fabio Zamarion

Montaggio: Roberto Perpignani

Musica: Paul Grabowsky

Scenografia: Dante Ferretti, Nello Giorgetti

Costumi: Carlo Poggioli

Interpreti: Jacqueline Bisset, Mary Nighy, Hannah Taylor-Gordon, Anna Maguire, Emily Pimm, Natalia Tena, Anya Lahiri, Galatea Ranzi, Silvia De Santis, Enrico Lo Verso, Urbano Barberini, Eva Grimaldi, Paolo Bonacelli, Tomas Hanak, Zuzana Rihova, Jan Unger, Marek Vasut, Lucie Vondrackova

Produzione:  Titania Produzioni, Balzer International Films Ltd., Box Film, Creative Partners Ltd., Rai Cinema

Distribuzione: 01 distribuzione

Formato: 35mm., col.

Nazionalità ed anno: GB/Italia/Repubblica Ceca, 2005

Durata: 107’

The Fine Art of Love – Mine Ha-Ha
1
Tratto dal romanzo omonimo di Wedekind la sceneggiatura si dice che sia stata l’ultima scritta dal grande maestro italiano Alberto Lattuada, che ha avuto sempre un debole per storie al femminile e al tempo stesso della sfera intima/sessuale delle giovani fanciulle. Ed anche questa storia si va ad inserire in questa direzione, una storia sulla perdita dell’innocenza, sullo scambio incessante di ruoli tra vittima e carnefice, senza poter sfuggire al destino (e come direbbe Frankestein Junior “il destino è quel che è, non c’è scampo più per te…”).
Delle giovani “donne” destinate ad essere educate, da una tirannica direttrice, per entrare a far parte del mondo. Un’educazione in ogni senso e direzione, che non lascia nessuna via di fuga se non quella di essere “strutturate” per divenire delle “donne” servili alla mercé di una società biecamente maschilista. Fanciulle, che però, prima di assurgere al ruolo di “schiave”, trovano conforto in quello stesso luogo che le “forgia” per spogliarsi dei propri sentimenti e del proprio intelletto, una prigione che assurdamente diventa l’ultimo luogo di libertà. Ma queste sono solo le intenzioni, interessanti ma sviluppate più in direzione di Histoire d’O (fatte le debite proporzioni, che in quelle di Magdalene per intenderci. Un film superficiale, che la buona vena delle integerrima e dura Jacqueline Bisset (la direttrice) non riesce a far lievitare oltre ad un filmetto di serie B che non è ne carne ne pesce, ma solo un minestrone di luoghi comuni farciti da intenzioni “alte”. Peccato perché il libro di Wedekind è tuttaltra cosa…

Sei ragazze di sedici anni sono ospiti sin dall'infanzia di un lussuoso collegio dove imparano l'arte della musica, della danza e delle buone maniere. All'apparenza tutto sembra idilliaco nonostante la severità del corpo insegnante, ma in realtà dietro la facciata si nasconde un terribile segreto gelosamente custodito dall'austera direttrice. Una delle ragazze, meno ingenua delle altre, cercherà di scoprire la verità...

accedi o registrati per inviare commenti