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SLIPSTREAM - NELLA MENTE OSCURA DI H.
di Anthony Hopkins
Soggetto e sceneggiatura: Anthony Hopkins
Fotografia: Dante Spinotti
Musiche: Anthony Hopkins
Montaggio: Michael R. Miller
Interpreti: Anthony Hopkins, Stella Arroyave, Christian Slater, John Turturro, Michael Clarke Duncan, Fionnula Flanagan, Kevin McCarthy, Aaron Tucker, Lisa Pepper, Christopher Lawford
Produzione: Samson Films
Distribuzione: Delta Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 96'
Data di uscita: 9 maggio 2008
Titolo originale: Slipstream
Sito ufficiale
In mezzo al deserto, le riprese del film Slipstream, diretto dal regista inetto Gavin e prodotto dall'onnipotente Harvey, si stanno mettendo malissimo. L'attore protagonista, che stava praticamente riscrivendo il copione, va all'altro mondo di colpo, non si capisce se per un infarto, per un colpo di calore, o per una legittima vendetta della Writers Guild. Lo sceneggiatore stesso, l'attempato Felix Bonhoeffer viene chiamato d'urgenza per rimediare alla situazione, e intraprende un viaggio onirico, confuso, pericoloso, alla ricerca del bandolo della matassa, che è lui per primo ad aver completamente perso di vista.
Al di là della trama, che comincia apparire nella sua evidenza a più di mezz'ora dall'inizio, la prima impressione è che sir Anthony Hopkins abbia vissuto una rara esperienza lisergica e una mattina si sia svegliato totalmente convinto di essere David Lynch. L'equivoco è presto risolto se si tiene conto degli strumenti formali di questa sua seconda prova da regista: lo straniamento e il simbolismo di Slipstream riposano su una struttura piuttosto semplice, in cui i rimandi ai diversi livelli di coscienza e di narrazione utilizzano - fin troppo a man bassa - un montaggio incrociato di facilissimo effetto, punteggiato da particolari meramente estetici. Esperimento metanarrativo sulla costruzione di una storia per il grande schermo, Slipstream è un'indagine, innamorata di cinema, nella mente patologica di uno scrittore che non trova il bandolo della matassa: nella sua ricerca di uno svolgimento, semplicemente sbaglia nella scelta dal personaggio da sacrificare, e paga caro l'errore, perché finisce per non trovare più una conclusione. La malattia mentale, che evidentemente lo affligge, è la causa di ciò, o è piuttosto una conseguenza della perdita del controllo creativo, perso in macchine produttive che rispondono a troppe teste? Oppure si tratta della confusione di un europeo sperso negli Stati Uniti, costretto a confrontarsi con una forma d'arte che si autorappresenta come industria? Forse tutte le risposte sono corrette, se la significazione più profonda della condizione dell'artista (e dell'uomo) è da ricercarsi nella trama de L'invasione degli ultracorpi, a più riprese citato e chiamato a manifestarsi nella persona del suo protagonista, l'iconico Kevin McCarthy, che conduce Felix in un viaggio notturno nel deserto che ha la dolcezza funebre della malinconia. Nel caso in cui si voglia (o si possa) ignorare la pesantezza degli stereotipi simbolici, Slipstream ha però dalla sua uno spirito guascone, un piacere della decostruzione e un'ironia di fondo, seppur presente solo a tratti, che lo salvano in corner dalla sindrome del vorrei ma non posso.
Più che l'interpretazione di Hopkins, che questa volta si focalizza su tutt'altro, firmando regia, copione e colonna sonora, sono poi da segnalarsi le performance di Stella Arroyave, Jeffrey Tambor, S. Epatha Merkenson e dell'inossidabile Fionnula Flanagan, con l'aggiunta di Christian Slater e di John Turturro, entrambi volenterosamente sopra le righe. Niente Lynch, dopotutto, ma piuttosto il tentativo intelligente e dilettantesco, inficiato da un eccesso di ambizioni, di un autore perso nell'elogio/deprecazione dell'incompiuto.


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