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SPEED RACER

dei fratelli Wachowski

Sceneggiatura: fratelli Wachowski
Fotografia: David Tattersall, B.S.C.
Montaggio: Zach Staenberg, A.C.E., Roger Barton
Musiche: Michael Giacchino
Scenografia: Owen Paterson
Costumi: Kym Barrett
Interpreti: Emile Hirsch, John Goodman, Susan Sarandon, Matthew Fox, Christina Ricci, Benno Fürmann, Hiroyuki Sanada, Richard Roundtree
Produzione: Warner Bros. Pictures, Silver Pictures, Anarchos Productions, Village Roadshow Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 129'
Data di uscita: 9 maggio 2008       
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SPEED RACER
2 e mezzo

Andy e Larry sono tornati. Nell'attesa spasmodica che aveva torturato i fan da Matrix in poi, parentesi lloydiana a parte, il dinamico duo ha scelto di percorrere una strada nettamente diversa dalle torbide e cupe atmosfere cui aveva abituato l'occhio e l'orecchio dello spettatore: balzando dal contesto spazialmessianico di Neo e soci alla salutare manciata di buoni sentimenti veicolati dalla famiglia Racer, da un immaginario tutto sui toni dell'antracite a questa psichedelia cinematografica senza precedenti, i fratelli Wachowski sono però destinati nuovamente a dividere la platea a metà tra innamorati e detrattori. Purché se ne parli...
La trama nipponica è semplice ed essenziale: Speed (Emile Hirsch, volto pulito e tragico perso Into the wild) è cresciuto coltivando in sé il mito del fratello maggiore Rex, pilota scomparso tragicamente durante un pericolosissimo rally. Destinato a ripercorrerne i passi, si scontrerà vittorioso e puro contro il corrotto universo delle corse dimostrando che un altro modo di gareggiare è possibile. A sostenerlo, la variopinta famiglia di costruttori di auto da corsa composta da due genitori affettuosi e protettivi (Susan Sarandon e John Goodman, politicamente correttissimi), un fratello minore goloso e pestifero (Paulie Litt, vera piccola star) e la scimmia Chim Chim, assieme alla casta fidanzatina in fucsia Trixie (Christina Ricci, trasformatasi in Hello Kitty per l'occasione). Un nugolo di personaggi di contorno, buoni e cattivi, feroci e zuccherosi, completano in pista il quadro ad altissima definizione e altrettanto esagerata velocità.
Da vent'anni Joel Silver si era accaparrato i diritti succosi di Go Go Mach 5, cartone animato giapponese che agli appassionati del genere fa brillare gli occhi e che finora beneficiava di una nicchia di fedelissimi e nient'altro. Quando però ai fratelli terribili è venuto in mente di poterci mettere mano, il manga e il cinema si sono incontrati e scontrati in una terza dimensione: la console. Quello che qui lampeggia e strepita dal grande schermo è qualcosa di troppo simile ad un videogame coi fiocchi per non essere considerato tale: i sintomi relativi ci sono tutti, nausea da rollercoaster compresa. Alzi la mano chi non ha mai sentito nominare Super Mario o Sonic the Hedgehog: ebbene, se tra voi c'è chi ha provato l'ebbrezza (si fa per dire...) di catapultarsi armato di joystick in una realtà distorta e coloratissima fatta di gare su quattro ruote a tutta birra e armi improprie quali gusci di tartaruga o funghetti a pallini, capirà presto cosa intendiamo. Gli Sgusci di George Lucas sfrecciano davanti agli occhi della memoria per un istante, ma non è questa l'atmosfera che abbiamo davanti, purtroppo: siamo più in zona Playstation e relativo disclaimer contro l'epilessia. Ogni immagine ripresa in video è stata manipolata al computer e assemblata a mo' di puzzle con tutte le altre di una stessa sequenza, dando vita al match di tutti i tempi tra Andy Warhol e un qualsiasi designer hippie dell'Ikea. Contaminata dal mood generale è ovviamente la scenografia, al confine tra l'arredamento anni '60-70 e la toon-fantascienza dei Pronipoti di Hanna&Barbera. Il Willy Wonka burtoniano echeggia nel violaceo richiamo tentatore della factory dei supercattivi. Persino la tecnica fotografica, con primissimi piani e sfondo lontano chilometri, è interamente virtuale, col pc capace di stabilire profondità di campo e messa a fuoco inverosimile, creando vetture improbabili (tutte dotate di "classici cric a molla", va da sé) e costringendo gli attori davanti al green screen. Nuove frontiere, dunque: 300 è quasi roba vecchia, ormai. La tecnica è sovrana e l'occhio felicemente disorientato, pronto alla regressione infantile. Quanto all'orecchio, e quindi allo script... Beh, portare con sé un antiemetico non è detto serva solo a proteggersi dal mal d'auto. Nessuno è perfetto, neanche i Wachowski.

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