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MONGOL
di Sergei Bodrov
Sceneggiatura: Sergei Bodrov, Arif Aliyev
Fotografia: Sergei Trofimov, RGC - Rogier Stoffers, NSC
Montaggio: Zach Staenberg, ACE - Valdis Oskarsdottir
Scenografia: Dashi Namdakov
Costumi: Karin Lohr
Musiche: Tuomas Kantelinen
Interpreti: Tadanobu Asano, Honglei Sun, Khulan Chuluun, Odnyam Odsuren
Produzione: Sergei Bodrov, Anton Melnik
Distribuzione: Bim
Nazionalità ed anno: Germania/ Kazakhstan/ Russia/ Mongolia, 2007
Durata: 120'
Data di uscita: 9 maggio 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Lo sguardo è di quelli che non si dimenticano, di uomo rinchiuso in gabbia, segnato dalle privazioni, ma colmo di fierezza: è l'inizio di Mongol, in concorso alla seconda edizione della Festa di Roma, diretto dal russo Sergei Bodrov, nel 1997 nella cinquina dei migliori film stranieri agli Oscar con Il prigioniero del Caucaso. Il mondo scorre all'esterno della prigione sospesa, mentre quell'uomo tutto osserva e valuta, imprimendo nella memoria ciò che si deve o non si deve fare, giusto o sbagliato che sia.
Il prigioniero della Mongolia è Temugin, all'anagrafe storica Gengis Khan, il più grande Khan, sovrano, che quella terra poi sottomessa dalla nascente Unione Sovietica, e dalla Cina, possa ricordare. Le due ore di cui è composto il film scorrono senza intoppi, il tempo non perde colpi nel suo ingranaggio, non facendo cadere l'attenzione dello spettatore, tenuta viva da una struttura solida di narrazione, impreziosita da immagini evocative e da musiche coinvolgenti. La storia si mischia con il mito riportandoci sullo schermo la storia del Khan fin da quando piccolo, e divenuto orfano per un tradimento alla tradizione da parte di nemici del padre - non attaccare il nemico quando è nel momento della sosta di un viaggio - , deve vivere i suoi giorni eternamente inseguito e sotto gli attacchi di coloro che temono l'uomo che diventerà e il cui destino è già scritto: radunare sotto di sé, sovrano supremo, tutti i clan della Mongolia. È storia di amore che sarà eterno con la donna che lo sceglierà fin da bambina perché sia il suo sposo, e che sarà disposta a tutto per tornare da lui. Donna dalle forti gambe, per soddisfare un uomo, e per reggere il peso della storia che le deriverà. Una buona moglie. Storia di un uomo che affronta le responsabilità dell'Uomo con i suoi simili e con il suo destino; che non abbasserà mai gli occhi di fronte a chi cerca di sottometterlo e cerca solo il proprio tornaconto personale. La storia e la leggenda si mischiano, il terreno e il divino si incontrano. Il dio del tuono stesso, incarnato dalla natura primigenia di un lupo, con cui dialogherà tramite l'incontro dei loro sguardi, lo sosterrà. Nella battaglia finale per decidere le sorti della Mongolia, arriverà la tempesta portatrice del tuono. Temugin dal suo cavallo non correrà a nascondersi come tutti gli altri mongoli, colti da paura nei confronti di esso, come sempre nel passato. Unico a non indietreggiare, sguaina la sua spada e dona il suo coraggio ai suoi guerrieri. Al nemico, lasciato libero perché suo fratello di sangue, che gli chiede perché non ha paura di ciò che porta il cielo, risponde di non avere mai avuto nella sua vita niente che lo difendesse, essendo stato continuamente costretto a fuggire e non avere una casa. False certezze abbattute che l'hanno portato a vedere e a conoscere l'uomo, e ciò che deve appartenergli di diritto e di cui spesso invece si dimentica. La propria dignità.



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