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PER IL CINEMA, PER LA CULTURA: ANCHE IL SNGCI ADERISCE ALL'APPELLO DI ARTICOLO 21
Il SNGCI aderisce alla campagna di Articolo 21 e la sottoscrive chiedendo in particolare al Presidente, al Direttore generale e ai Consiglieri di amministrazione della Rai di non dimenticare che proprio il servizio pubblico radiotelevisivo, attraverso Rai Cinema, ha investito negli ultimi anni preziose energie e risorse economiche per sostenere la creatività del cinema italiano dagli autori affermati ai nuovi talenti.
"La Rai", afferma il Sngci, "è nel cinema un riferimento insostituibile per il cinema più attento all'impegno, alla società, alle grandi firme internazionali ma è anche il primo talent scout cui si deve, attraverso le opere prime, gran parte del ricambio generazionale del cinema italiano". Un ruolo che il premio "storico" del Sngci, I Nastri d'Argento, prossimi alla 62. ma edizione, si prepara a sottolineare anche nelle "cinquine" dei candidati che saranno annunciate proprio in questi giorni.
I giornalisti cinematografici del Sngci - oltre 350 firme attive in tutt'Italia - esprimono anche istituzionalmente la più forte area di informazione specializzata del settore. Per questo, in linea con Articolo 21, offrono all'azienda pubblica la loro disponibilità a ragionare su formule e obiettivi e chiedono di dare più visibilità al cinema italiano in tv non solo con un film in prima serata ma con una programmazione che non penalizzi l'informazione e la promozione cinematografica - così come il teatro e la cultura - relegando film, informazione e "speciali" esclusivamente negli orari di terza serata.
Siamo alla vigilia di Cannes dove il cinema italiano sarà più degli altri anni in primo piano e, soprattutto, proprio tra un mese i giornalisti cinematografici, con I Nastri d'Argento, accenderanno sul cinema italiano i riflettori del Teatro Antico, uno dei luoghi più suggestivi del mondo, sul meglio di un'annata difficilmente ripetibile per il rapporto che il pubblico ha ritrovato con le sale.
È quantomeno inspiegabile che in una stagione così positiva, nella quale la Rai ha un posto in prima fila, il cinema non sia considerato anche un "genere" televisivo sul quale tentare l'inversione di rotta degli ascolti. Chi, se non il servizio pubblico, può cogliere il segnale di attenzione che viene ormai anche dal mercato e offrire al pubblico, tornato nelle sale anche grazie a film prodotti dalla Rai, un'opportunità di avvicinarsi di più ad autori, temi, e protagonisti che sono spesso considerati dalla tv solo nel momento in cui la promozione ha alla fine soltanto il valore di uno spot pubblicitario in un programma di varietà?

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