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IL TRENO PER IL DARJEELING

di Wes Anderson

Soggetto: Wes Anderson, Roman Coppola
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Fotografia: Robert Yeoman
Montaggio: Andrew Weisblum 
Musiche: Satyajit Ray, Merchant Ivory (e artisti vari)
Scenografia: Mark Freidberg
Costumi: Milena Canonero
Interpreti: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Natalie Portman, Bill Murray
Produzione: American Empirical Pictures, Cine Mosaic, Scott Rudin Productions
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 91'
Data di uscita: 2 maggio 2008
Titolo originale: The Darjeeling limited
Sito ufficiale   
Sito italiano  
Soundtrack      
Note
: in concorso alla 64. Mostra del Cinema di Venezia

IL TRENO PER IL DARJEELING
1 e mezzo

Tre fratelli divisi dal carattere, dagli interessi, dalla vita, si reincontrano per uno strano e scombinato viaggio in cerca di loro stessi, della propria familiarità perduta, finanche di una scombinata madre che li ha lasciati per rinchiudersi in uno pseudo monastero alle falde del Tibet. Un viaggio lungo le polverose strade dell'India, su un treno a gestione familiare prima, poi a dorso di mulo, lungo carrarecce sassose e malsicure, accampandosi per consumare un pasto frugale alla bisogna tra due dune, guadando impetuosi torrenti cercando di non far annegare gli imprudenti ragazzini autoctoni che avevano improvvidamente tentato l'impresa.
Messa giù così, Il treno per il Darjeeling potrebbe sembrare un film drammatico, denso di azione e di avventura. Ma, per quanto azione ed avventura in qualche misura non manchino, il nuovo lungometraggio di Wes Anderson è una commedia sofisticata, vagamente inutile, dai ritmi comici piuttosto dilatati e stirati, che gioca di sottrazione, rarefacendo l'elemento recitativo, costruendo i personaggi quasi esclusivamente attraverso la mimica e la gestualità.
Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman sono un trio potenzialmente scoppiettante, che offre un ventaglio ampio di approcci e di sensazioni umoristiche. I tre duettano in maniera fresca ed agile, rendendosi i veri protagonisti degli aspetti positivi di una pellicola che, per il resto, appare piuttosto superflua. Anderson non sostanzia il proprio girato, lo fornisce di un'anima radical-chic che non riesce a sostenerlo, perdendosi nei rivoli di un intellettualismo che, lontano dalle vette alleniane alle quali evidentemente si ispira, lascia veramente poco sia dal punto di vista dell'intrattenimento puro che da quello contenutistico. A poco vale l'interpretazione del trio assemblato per l'occasione, a fronte di una sceneggiatura frivola che non riesce ad aprire e chiudere un discorso in maniera coerente, rimanendo così in sospeso in un limbo che tenta di rilanciarsi di volta in volta con ralenti non funzionali drammaturgizzati da musica anni '60.
Il momento più riuscito del film rimane così il cortometraggio che lo precede, Hotel Chevalier, passato già alla storia per il primo e, a quanto pare, ultimo nudo integrale di Natalie Portman (che insieme a Bill Murray e Anjelica Huston regalano all'amico Wes qualcosa più che un cameo), che condensa in 15 minuti tutto quello che poi il film ha da dire nell'ora e mezza successiva, rendendolo così superfluo in partenza.
Anderson pare ormai convinto di continuare su questa strada, che evidentemente piace ad una certa america liberal, ma che rischia ben presto, esaurito ormai l'effetto sorpresa de I Tenenbaum, di ritagliarsi un proprio pubblico di nicchia e poco più.

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