Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

SOPRAVVIVERE COI LUPI

di Vera Bélmont

Soggetto: dall'omonimo romanzo di Misha Defonseca
Sceneggiatura: Vera Bélmont
Fotografia: Pierre Cottereau
Montaggio: Martine Giordano  
Scenografia: Anette Reuther
Costumi: Marie Flyckt
Musiche: Emilie Simon
Interpreti: Mathilde Goffart, Yael Abecassis, Guy Bedos, Michéle Bernier, Benno Fürmann
Produzione: Stéphan Films, Saga Film (I), Motion Investment Group, Daniel Zuta Filmproduktion
Distribuzione: Videa - CDE
Nazionalità ed anno: Francia/Belgio/Germania, 2007
Durata: 118'
Data di uscita: 30 aprile 2008
Titolo originale: Survivre avec les Loups
Sito ufficiale          
Sito italiano

SOPRAVVIVERE COI LUPI
2

I lupi a cui si riferisce il titolo non sono soltanto i pelosi a quattro zampe, ma anche i nazisti da cui la piccola Misha (Mathilde Goffart) è in fuga; siamo nel 1941, a Bruxelles, e se mamma e papà  sono stati portati via, lontano, in un campo di concentramento, cos'altro può fare una bambina di dieci anni se non attraversare mezza Europa a piedi - dal Belgio alla Polonia, più o meno tremila chilometri - cercando di raggiungere i propri genitori?
Tratto dalla storia autobiografica di Misha Defonseca, che l'ha spacciata per vera fino a non molto tempo fa; la regista, la settuagenaria Vera Bélmont, ammette che qualche dubbio l'aveva sempre nutrito. In ogni caso, non ha preso molto bene l'esternazione di tardiva sincerità dell'autrice.
A poco tempo dall'uscita in Italia de La volpe e la bambina, ecco un nuovo film che giunge dalla Francia e che narra il rapporto - fiabesco, edulcorato, ma sempre straordinario - tra una bambina e uno o più animali che proprio domestici non sono. Ma le somiglianze tra i due lungometraggi sono davvero minime: se per Luc Jacquet la storia raccontata era quella di una splendida amicizia tra le montagne incontaminate, Vera Bélmont esplora i limiti della sopravvivenza più difficile, tra gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, che non risparmiano certo boschi o foreste.
La parabola di Misha, affidata dai genitori - dietro compenso - a una famiglia cattolica affinché la salvi dalla deportazione, può riassumersi nella scoperta che gli animali sono migliori degli uomini: dopo aver subito cattiverie e angherie di varia natura dalla famiglia affidataria, la piccola scopre per caso che presto verrà da essi stessi denunciata alle autorità, e fugge verso est, alla ricerca dei genitori, trovando come unico conforto la calda accoglienza nientemeno che di un branco di lupi. Con loro condivide battute di caccia, cibo - divorando prede ancora calde di vita - e tana, e (ri)trova quell'affetto familiare che da troppo le manca. Peccato che il tenero quadretto sia costruito con un ricorso davvero massiccio all'antropomorfizzazione dei comportamenti lupeschi, a cui fortunatamente manca la parola ma non una sorta di gestualità e con cui la bambina riesce comunque a costruire rudimenti di dialogo. Una patina favolistica che mal si sposa con l'estremo realismo di moltissime altre scene: Misha sopravvive anche rubando, e l'essere una bambina non la salverà dalle botte, quando attraverserà un villaggio sporca e ricoperta di laceri stracci verrà derisa ma non aiutata, e triste sarà purtroppo il destino di altri piccoli rifugiatisi nei boschi come lei. La duplice matrice di falsa autobiografia/favola realistica ritrova dunque l'eco anche nella pellicola cinematografica. Resta comunque quasi imperdonabile l'eccessiva lunghezza della prima parte del film - prima di vedere un lupo e un bosco preparatevi a un'attesa di un'oretta - mentre il finale è pronto a soddisfare le attese del pubblico che ha preso a cuore le disavventure della piccola Misha, che sia realmente esistita oppure no.

accedi o registrati per inviare commenti