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RACCONTI DA STOCCOLMA

di Anders Nilsson

Sceneggiatura: Anders Nilsson, Joakim Hansson
Fotografia: Per - Arne Svensson
Montaggio:  Darek Hodor, SFK
Scenografia: Dave Marshall
Costumi: Marie Flyckt
Musiche: Bengt Nilsson
Interpreti: Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Salmander, Per Graffman, Bibi Andersson, Bahar Pars, Mina Azarian, Cesar Sarachu, Peter Engman, Annika Hallin
Produzione: Sonet Film
Distribuzione: Teodora Film
Nazionalità ed anno: Germania/Svezia, 2006
Durata: 133'
Data di uscita: 30 aprile 2008
Titolo originale: När Mörkret Faller
Sito ufficiale            
Sito italiano

RACCONTI DA STOCCOLMA
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Tre storie che avvengono tra Stoccolma e dintorni, senza alcun legame tra loro che non sia la violenza verso il debole, la sopraffazione, il sopruso, l'ignoranza. Perché quando cala l'oscurità - When Darkness Falls il titolo internazionale, traduzione letterale dall'originale svedese - anche la città che immaginiamo più civile, più avanti, in una parola, più illuminata, si scopre tutt'altro che un esempio da seguire. Vincitore del Premio Amnesty alla 57. Berlinale, dove il film inaugurò la sezione Panorama.
Leyla (Oldoz Javidi) e Nina (Bahar Pars)  studiano alla scuola superiore; la loro famiglia è di origine mediorentale e apparentemente le ragazze vivono una vita serena, e sono perfettamente integrate. In famiglia vige però un rigido ordine, frutto di un'educazione che mette l'onore al primo posto: così, quando salta fuori che Nina, la maggiore e anche la più ribelle, possiede un telefono cellulare e forse ha addirittura un flirt con un compagno di scuola, scatta la segregazione, che si trasforma in incubo e poi rapidamente in cieca violenza. Punto di vista privilegiato da cui assistiamo impotenti a tutto ciò è Leyla, figlia brava e obbediente, di cui seguiamo la presa di coscienza, lo sbigottimento incredulo, la necessaria e sofferta ribellione. Delle tre storie, senz'altro quella che più attanaglia le viscere; la terribile scena dell'autostrada, purtroppo realmente avvenuta, non si dimentica neanche con difficoltà.
Violenza domestica e maschilismo retrogrado (ebbene sì, anche in Svezia accade) sono alla base della storia di Carina (Lia Boysen), giornalista sulla cresta dell'onda cui il marito, giornalista anche lui, ma un po' meno in luce, infligge umiliazioni e violenze, corredando il tutto con il solito piagnisteo de "è l'ultima volta che accade". Ma il punto è un altro, dice il regista: quando Carina porta il suo problema fuori casa, sono tutti pronti a schierarsi dalla parte del marito picchiatore: senza dubbio lei racconta soltanto bugie, e in ogni caso se la sarà cercata. Quello di Carina è l'episodio più sentito, e anche l'unico che universalizza un problema, proponendo soluzioni e prese di posizione, ed è l'unica di cui è dato conoscere il futuro: un aereo la porterà presto a Bruxelles, dove potrà - e dovrà - farsi ascoltare dal Parlamento Europeo.
Il terzo capitolo, il meno riuscito, ha per protagonista Aram (Reuben Sallmander), giovane gestore di un locale notturno alla moda colto nel momento in cui scopre/accetta la propria omosessualità. Ma tutt'intorno l'omofobia dilaga, l'uomo che ama subisce un pestaggio e un'organizzazione criminale potentissima e senza scrupoli complica incredibilmente una vicenda che vorrebbe mettere l'accento sull'omertà, sul rispetto, sul coraggio di fare la cosa giusta, a prescindere dalle inevitabili e spiacevoli conseguenze.
Anders Nilsson ha senza dubbio intenzioni lodevoli: tutte e tre le storie raccontano situazioni-limite di cui non si parlerà mai abbastanza, ma lo fa registrando gli avvenimenti in maniera tanto analitica quanto lontana con il cuore. La meticolosa serie di dettagli sul lavoro delle forze dell'ordine, sui particolari delle inchieste e dei processi, oltre a mostrare una burocrazia farraginosa che lascia intuire l'importanza dell'iniziativa personale di agenti e investigatori, è chiaramente anche il frutto dell'interesse personale del regista, attualmente in pre-produzione con un ciclo di sei film sul crimine organizzato.
In ogni caso, allo spettatore non resta molto altro da fare che annuire con la testa all'iniziativa - e perché no, anche al coraggio - e sperare che tutto ciò non accada più. Lo ringraziamo, oltre che per aver affrontato temi purtroppo considerati di scarso appeal commerciale, anche - e sentitamente - per non aver tentato improbabili congiunzioni e avvitamenti tra i personaggi delle tre differenti storie, lasciandole viaggiare su percorsi indipendenti le une dalle altre: un Iñarritu basta e avanza. Il fantasma di Bergman probabilmente aleggia altrove, di sicuro non qui; tuttavia, segnaliamo il cameo di Bibi Andersson nell'episodio di Carina, dove interpreta una suocera incredibilmente solidale, al punto da mettersi contro il suo stesso figlio.

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