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L’ANNO MILLE
di Diego Febbraro
Sceneggiatura: Diego Febbraro
Fotografia: Romano Albani
Scenografia: Pasquale Germano, Giovanni Natalucci
Costumi: Roberta Ciotti, Michela Gisotti
Musiche: Stelvio Cipriani
Interpreti: Giada Desideri, Marco Bonini, Franco Oppini, Edoardo Leo, Guglielmo Carbonaro, Anna Orso
Produzione: Dieffe Cinematografica s.rl
Distribuzione: Mediafilm
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 97'
Data di uscita: 25 aprile 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Note: Finanziato dal MiBAC come film di interesse culturale nazionale
Nell'anno mille, la principessa Altea (Desideri) e il suo amore per il principe Valerio (Bonini) sono osteggiati dal perfido Alchimista (Oppini, sfoggiante lunga chioma bianca), che imprigiona lei e uccide lui nonostante l'intervento del gigante Herrmugnen, che viene gentilmente spedito nel duemila. Dove la storia si ripete, con la variante dell'happy ending e (purtroppo) gli stessi attori in panni differenti: Herrmugnen è un barbone di piazza Vittorio, mentre Altea e Valerio lavorano in un ospedale usato come magazzino per la droga da un pezzo grosso della struttura, che difficilmente indovinereste se non vi dicessimo che sfoggia una lunga chioma bianca.
Diego Febbraro, atteso al varco dopo i temibili Agnieszka e Una milanese a Roma, dimostra di non aver esaurito la propria vena camp, e qualcuno in giro gliene sarà eternamente grato: dei finanziamenti ministeriali come "film di interesse culturale nazionale" il regista di Todi è un habitué, e i risultati di questo arcano connubio non hanno mai deluso le aspettative in ottica trash. Questa volta Febbraro vira sul fantasy, azzardando arditi trip/parallelismi tra la Porta Magica di piazza Vittorio a Roma e il castello di Sermugnano, senza ovviamente rinunciare ai richiami all'attualità e al sociale, che dovrebbero essere rappresentati da una generica quanto insipida denuncia contro la droga. Ma niente paura: si ride sempre moltissimo, tra scene di massa numericamente più consone a una partita di calcio, la recitazione di Edoardo Leo, anacronismi diffusi e scene al limite del credibile (Herrmugnen che, un coltello conficcato nella spalla, porta all'ospedale Altea e si fa curare all'ingresso); c'è l'imbarazzo della scelta, mai quello dell'autore. Con un pizzico di ambizione in meno, potremmo parlare del nuovo Ed Wood; pazienza, non si può avere tutto.



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