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JIMMY DELLA COLLINA
di Enrico Pau
Soggetto: tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto
Sceneggiatura: Antonia Iaccarino, Enrico Pau
Fotografia: Gian Enrico Bianchi
Montaggio: Johannes Hiroshi Nakajima
Scenografia: Marianna Sciveres
Costumi: Francesca Leondeff
Musiche: Sikitikis - con il Notturno n°11 di Gabriel Fauré suonato da Gaetano Mastroiaco
Interpreti: Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliano Medda
Produzione: X Film, Fondazione OPE - Guido Servino e Giuseppe Corso
Distribuzione: Aranciafilm, in collaborazione con Lab80film
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 90'
Data di uscita: 24 aprile 2008
Sito ufficiale
A Sarroch, nella Sardegna sud-occidentale dei giorni nostri, Jimmy (Nicola Adamo), diciott'anni da compiere e poca voglia di lavorare in raffineria come il padre e il fratello maggiore, più per noia che per mancanza di alternative si ritrova a fare il ladro, ma già alla seconda rapina finisce in riformatorio. Ora che vive tra i delinquenti "veri" rivede criticamente le proprie scelte, o forse no; in ogni caso, la vita gli offre una seconda opportunità: finire di scontare la pena in una comunità immersa nel verde, in cima a una collina. Tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto.
Jimmy è "bello come un attore", e agli occhi della famiglia è colui che "farà successo" e migliorerà la vita di tutti grazie a una non meglio precisata fortuna, che di certo passa per l'assenza della fatica del lavoro. Eppure il suo destino appare già segnato da quelle ciminiere che tanto deturpano una terra così bella, che si stagliano all'orizzonte e non puoi fare a meno di vedere, ovunque tu sia. Jimmy, sospeso tra le stesse contraddizioni che agitano quell'angolo di Sardegna, vuole dare le spalle a un futuro già scritto, fatto di brindisi per festeggiare un posto - che lui reputa - da schiavo, e si ritrova a barattare le righe orizzontali bianche e rosse delle ciminiere con quelle grigie e sporche del carcere minorile. Forse l'unica differenza, tra una prigione e l'altra, è nella scelta personale e - più o meno - consapevole.
Enrico Pau, dopo l'esordio del 2002 con Pesi leggeri, torna ad esplorare una realtà marginale della sua terra, spostandosi da Cagliari alle meno conosciute frange periferiche, mantenendo l'attenzione ai particolari, la confezione curatissima (bella la fotografia di Gian Enrico Bianchi), l'interesse per le piccole storie. Fin dall'inizio il film procede a colpi di flashback e flashforward, una tecnica maneggiata con abilità dai registi d'oriente (si pensi a un qualunque film Takeshi Kitano) e che generalmente, se esportata, produce risultati poco soddisfacenti. Pau sa collocarla nel modo giusto all'interno dell'economia narrativa, cosa di certo apprezzata anche dallo scrittore Carlotto, che nel sottofinale appare nel film (è il passante nella strada solitaria) e scambia intensi sguardi con Jimmy.
Qua e là anche - poche - visioni/desideri del protagonista, che ci permettono di entrare nel suo mondo, in fin dei conti così semplice (sogni erotici, ricordi non narrabili) eppure invalicabile, se visto dal di fuori, tra sguardi persi nel vuoto e silenzi senza fine. A punteggiare i momenti salienti del film, l'immagine di Jimmy che, a torso nudo, è stretto in un corridoio esterno alla prigione: da un lato le sbarre, dall'altro un muro massiccio e altissimo, le erbacce e il cielo a completare la cornice. Né nudo né vestito, né libero né rinchiuso, Jimmy è il ragazzo - non ancora uomo - delle non-scelte e delle fughe come alternativa a tutto e niente.
Interessanti e ben delineati i personaggi secondari, tutti supportati da altrettanto valide interpretazioni: il compagno di cella che ha una risata ghignante come risposta praticamente a tutto, il prete poco invadente della comunità, i vari compagni di carcere e di comunità. Finalmente, ed era ora, un bel ruolo per Valentina Carnelutti, qui nei panni di una volontaria della comunità.


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