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UN AMORE SENZA TEMPO
di Lajos Koltai
Soggetto e sceneggiatura: Susan Minot e Michael Cunningham, dal romanzo Evening di Susan Minot
Fotografia: Gyula Pados
Musiche: Jan A. P. Kaczmarek
Montaggio: Allyson C. Johnson
Interpreti: Claire Danes, Toni Collette, Meryl Streep, Glenn Close, Vanessa Redgrave, Patrick Wilson, Hugh Dancy, Natasha Richardson, Mamie Gummer, Eileen Atkins
Produzione: Hart-Sharp Entertainment
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 116'
Data di uscita: 24 aprile 2008
Titolo originale: Evening
Sito ufficiale
A 23 anni Ann è una cantante di belle speranze che dal Greenwitch Village approda nella lussuosa residenza estiva degli Winterbottom, a Newport, luogo di cocktail di scampi, di gioventù di ottima famiglia e di inossidabile aristocrazia del denaro. Bella, spiritosa, indipendente, Ann è solo apparentemente intimidita dai rituali di quest'alta borghesia in colori pastello, e si accinge senza troppe ansie a compiere i suoi doveri di damigella d'onore alle nozze di Lila Winterbottom, sua migliore amica e sorella di un altro suo amico fraterno.
Non senza qualche perplessità, dato che la sposa è tutt'altro che radiosa, mentre il di lei fratello Buddy non fa che parlare di tal Harris Arden, figlio del defunto custode della magione Winterbottom. Cinquant'anni dopo o suppergiù, Ann è costretta a letto da una malattia terminale, e lascia stupefatte le figlie Connie e Nina continuando a delirare di un certo Harris di cui nessuna delle due ha mai sentito parlare...
Non c'è altro da dire: secondo una rigorosa rubricazione dei generi cinematografici, Un amore senza tempo rientra a pieno diritto nella sezione "polpettoni", gloriosa categoria prodiga di film generalmente lunghi (o estenuanti già al trentesimo minuto), poetici, fotografati come un dipinto ad olio, e pieni in modo imbarazzante di attrici bravissime che non si sa proprio perché ci tenessero tanto a recitarci. Finiamo dunque persi tra il miele dolcissimo che Susan Minot elargisce generosa a una platea di diabetici e il piglio da romanzo-fiume di Cunningham, e veniamo accompagnati dalla regia piatta come una tavola di un glorioso direttore della fotografia, Lajos Koltai, che guadagna la macchina da presa per la seconda volta. E il primo sospetto ci coglie sin dall'inizio, quando in una scena onirica a dir poco imbarazzante Claire Danes sta riversa su una barca a vela in negligé bianco da Ofelia preraffaellita, trasportata dalla corrente, mentre la povera Vanessa Redgrave la guarda spiritata da uno scoglio, tutta avvolta in veli color vinaccia. Echeggia la domanda carica di sottintesi: "Dov'è Harris?", eppure una speranza aleggia ancora: dio mio, fa che la risposta sia "Harris è in ospedale per quel controllino alla prostata", oppure "Harris ha chiamato stamattina e ha detto che insieme al latte ci porta una dozzina di uova". Tutto, ma che per piacere Harris non sia Il Grande Amore Perduto. La speranza si infrange (come avevamo sperato facesse, sugli scogli, l'onirico veliero da diporto) quando scopriamo che Harris è bello (si fa per dire, Patrick Wilson ha il fascino di un tonno pinna gialla), buono, eroico, e sono tutti pazzi di lui. Per Harris si strappa i capelli in primis Lila/Mamie Gummer (è così uguale a una giovane Meryl Streep che capisci che da vecchia la interpreterà Meryl Streep senza bisogno dei titoli di testa; ma i conti tornano perché Mamie Gummer è effettivamente la figlia di Meryl Streep); poi capiamo che di Harris è follemente innamorato anche Buddy (protagonista del sub-plot "Buddy deve morire", ossia la storia laboriosissima di quanto ci mette a schiattare il personaggio tragico predestinato); infine siamo testimoni della passione di Ann (nonostante le peggiori battute post-coitali che un umano possa concepire e un duetto canoro di pessimo gusto che piace tanto a tutti).
Dopo il ridicolo involontario, al film manca solo la deriva femminil-meditativa, e quindi tutti sul letto di morte dell'eroina invecchiata a riflettere sulla vita, sulla maternità, sul tempo perduto, per giungere alla conclusione illuminante che gli errori non esistono. A distrarsi un attimo, c'è da ritrovarsi a fissare il piglio infantile di una bravissima Vanessa Redgrave e la ghigna irresistibile di Meryl Streep, e pensare che il film sia niente male. Ma non basta, la banalità ha fatto terra bruciata anche attorno al talento.



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