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IL MIO FILM, CONTRO OGNI GUERRA

Philippe Aractingi, regista di Sotto le bombe (Fandango) racconta il suo film "né pro Libano, né pro Israele". Ma dalla parte delle vittime.

IL MIO FILM, CONTRO OGNI GUERRA

Sarà nelle sale italiane a partire dal 30 aprile Sotto le bombe, già vincitore del Premio Arca Cinema Giovani, presente alle Giornate degli Autori all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e in tantissimi altri importanti festival nel mondo, in cui ha raccolto consensi e importanti riconoscimenti. "Un film spontaneo" dice il regista Philippe Aractingi, libanese di nascita ma cresciuto in Francia "a cui pensavo da quasi vent'anni".
Philippe Aractingi è in questi giorni  a Roma per presentare Sotto le bombe, di cui è regista, sceneggiatore e produttore; ieri era nella sempre bella cornice dell'Ambasciata di Francia per parlare del suo lavoro alla stampa, mentre domani sera - sabato 19, a partire dalle ore 20 - sarà presso il cinema Farnese per rispondere alle domande del pubblico dopo la proiezione in anteprima gratuita, che si svolge all'interno della quinta edizione della rassegna Primavera del cinema francese.
Sotto le bombe, ambientato nel sud del Libano dei giorni immediatamente successivi al "cessate il fuoco" della guerra del 2006, è la storia di una ricerca disperata: Zeina (Nada Abou Farhat), giovane madre sciita, non ha più notizie della sorella Maha e del figlio Karim dall'ultimo, violentissimo, attacco israeliano. Ad aiutarla, in un viaggio tra macerie, profughi e polvere, sarà Tony (Georges Khabbaz), tassista cristiano che vive a Beirut. Zeina e Tony, all'inizio del viaggio, non hanno nulla in comune, ma la morte che li circonda saprà avvicinarli.
"In passato avevo già pensato di realizzare un film con protagonisti due personaggi che si trovano in mezzo al caos" dice Aractingi (classe 1964) "ma allora avevo venticinque anni e nessuna esperienza con il lungometraggio di finzione. Quando nel 2006 è scoppiata l'ultima guerra tra Libano e Israele, per me è stato come ricevere uno schiaffo, che mi ha risvegliato ricordi e sensazioni del passato, e anche l'idea del film. Nel frattempo avevo anche accumulato esperienza in campo cinematografico, avendo girato vari documentari, un lungometraggio di finzione e anche studiato la struttura del docu-drama. Tuttavia c'era la paura, perché si trattava di girare davvero sotto le bombe. La guerra è infatti scoppiata il 12 luglio" spiega il regista "l'idea mi è venuta il 14, il giorno dopo ho contattato gli attori, poi ho convinto ARTE France a partecipare alla produzione e, appena finita la guerra, abbiamo iniziato a girare".
La lavorazione del film è avvenuta in due momenti, distinti e separati: una più "a caldo", in cui gli attori hanno realmente improvvisato su un canovaccio scritto dal regista, in luoghi "con la polvere dei bombardamenti ancora alzata". Aractingi è poi tornato in Francia, ha scritto la sceneggiatura vera e propria in una ventina di giorni, trovato un co-produttore ed è tornato a girare la parte più propriamente di fiction, privilegiando l'uso della macchina a mano, senza trucco né scenografie. "L'idea è stata quella di farsi influenzare dalla realtà" dice il regista "oltre i protagonisti ho scritturato soltanto altri due attori: tutti gli altri personaggi del film sono veri rifugiati, veri religiosi, vere vittime della guerra".
Aractingi insiste molto su un punto: il suo non è un film di propaganda, né pro Libano né pro Israele, anche se ammette la difficoltà di parlare di una guerra così recente, senza l'obiettività che solo il distacco temporale può fornire: "In questo film c'è il mio punto di vista, da libanese, di chi è all'interno e vive la guerra in Libano. Nessuno dei personaggi chiede di chi sia la colpa, e la protagonista lo dice chiaramente: a lei della guerra non importa nulla, lei cerca suo figlio. Un terzo delle vittime di questo conflitto" conclude il regista "sono bambini al di sotto dei dodici anni. In cosa potevano essere coinvolti? Il messaggio del mio film è dunque questo: ogni guerra è inutile".
Sotto le bombe ha ottenuto un grande successo di pubblico in Libano, dove è uscito nel dicembre dell'anno scorso - ed è tuttora nelle sale; da noi uscirà mercoledì 30 aprile in circa 15/20 copie, distribuito da Fandango.

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