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L’ULTIMA MISSIONE

di Olivier Marchal

Soggetto: Olivier Marchal
Sceneggiatura: Olivier Marchal
Fotografia: Dennis Roudin
Montaggio: Raphaelle Urtin  
Musiche: Bruno Coulais
Scenografia: Ambre Fernandez
Costumi: Marie-Laure Lasson
Interpreti: Daniel Auteuil, Olivia Bonami, Catherine Marchal, Francis Renaud, Geral Laroche
Produzione: Gaumont
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Francia, 2008
Durata: 121'
Data di uscita: 18 aprile 2008
Titolo originale: MR 73
Sito ufficiale   
Sito italiano  

L’ULTIMA MISSIONE
3 e mezzo

Occorre mettere in chiaro immediatamente una cosa: a noi Olivier Marchal piace, e assai. È filtrando con gli occhi di veri appassionati del regista, del genere, ma anche dell'uomo, che ci approcciamo al suo nuovo film, L'ultima missione. Un titolo (pur tradotto dall'originale MR 73) che è già in qualche modo indicativo di un modo di concepire sé e il proprio mestiere. L'ultima missione del Marchal poliziotto, dunque, mestiere intrapreso per lungo tempo dall'autore francese prima di arrivare dietro la macchina da presa, che poi è anche la prima.
Si, perchè degli efferati crimini di cui si occupa uno stropicciato Daniel Auteuil sullo schermo, Marchal è stato testimone diretto agli albori della sua carriera. Forse è anche per questo che la mano non riesce a rimanergli ferma, lucida, perfettamente coerente come lo era stata in 36, il film precedente, che l'ha lanciato al punto tale da convincere De Niro ad acquistare i diritti per un remake in fase di pre-produzione.
La vicenda che si dipana ne L'ultima missione è meno rigorosa, geometrica, di quanto non avesse fatto vedere il regista in precedenza. Ma un certo modo di costruire la tensione attraverso un utilizzo del genere noir scarno, fumoso, che non si concede mai una pausa fosse anche per un lieve sorriso, rimane peculiarità unica di uno dei più grandi autori della Francia contemporanea. Il film è così una discesa negli inferi di una delle città più romanticamente desuete d'Europa, quella Marsiglia in cui i crimini più efferati, gli abomini più crudeli rimangono impuniti, sotto gli occhi di una polizia fin troppo abituata ad un "sistema" che pare essere uscito dal un altro tempo. Una discesa nel baratro dell'individualismo di un vecchio ingranaggio di quel sistema, quel Louis Schneider che non ha più nulla da chiedere ad una vita passata alla omicidi, se non un tiro ancora dal mozzicone che gli pencola distrattamente dalla bocca.
Una disperata, istintiva, ricerca di redenzione, una ricerca che, già in partenza, si mostra priva di reali fondamenti, priva di possibili eclatanti colpi di scena.
Ma attenzione, mai chiudere la porta ai colpi di genio di Marchal...

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