Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

L'AMORE NON BASTA

di Stefano Chiantini

Sceneggiatura: Stefano Chiantini, Rocco Papaleo
Fotografia: Giulio Pietromarchi
Montaggio: Cristina Flamini
Musiche: Piernicola Di Muro
Scenografia: Mariangela Capuano
Costumi: Sabrina Beretta
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Tiberi, Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Marit Nissen, Andrea Pietrantoni, Carlo De Ruggeri, Ivan Franek, Emanuela Scipioni
Produzione: Liupo Film
Distribuzione: Mediafilm
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 84'
Data di uscita: 18 aprile 2008

L'AMORE NON BASTA
1 e mezzo

Martina (Giovanna Mezzogiorno) e Angelo (Alessandro Tiberi), in questo caotico e sconnesso terzo millennio, hanno il fegato d'amarsi ancora. Non sembrano però averne a sufficienza per restare insieme. Minidramma in chiave ironica, commedia dolceamara, L'amore non basta non vuol risolversi tra poli opposti: Stefano Chiantini, qui alle prese col suo terzo lungometraggio, porta sullo schermo una vicenda di assenze e ritorni, fughe e non detti, timbro variabile ed equilibrio incerto. Insomma: tante (?) idee, ma confuse.
"Mi sembra che ormai esistano solo storie che restano in sospeso e si perdono per strada". E' addirittura con una citazione da Calvino che questa tragicommedia apre i battenti, introducendo in una canonica storia d'amore del Duemila lo spettatore un po' spiazzato: gli innamorati di quest'Italia precaria vivono storie altrettanto fragili, in grado di appassire per mera incuria, senza un vero perché. Qui i protagonisti si sfiorano senza toccarsi mai davvero e ballano sulle stesse note pur restando in camere diverse, vittime dell'incomunicabile disagio che nel film è solo implicato e mai reso vivo e palpitante. Lei, hostess con rimpianto, un piede sull'aereo e l'altro in facoltà, a un passo dalla tesi e uno dal check-in, chiama lui Pane-e-olio e ne adora il disarmante candore. Lui impila maniacalmente i confetti di detersivo per lavastoviglie e sa tappezzare la cucina di fiori per celebrare uno dei tanti riavvicinamenti fugaci. Lei ha un patrigno rivoltante e un fratellino delizioso, unici legami con la realtà per la sfiorita bellezza della madre che faceva la vita. Lui scrive e vaga accompagnato dal paterno grillo parlante, freudiano depositario di colpe infinite e infinite assoluzioni. Quadretto straniante e appetitoso, sulla carta.
Ma qui tutto è descritto e narrato per accumulazione, in bilico tra la fiction e la produzione alternativa, preda di una schizofrenia registica di cui il soggetto pur godibile non può non risentire. E' una scena insicura e mobile quella che Chiantini dirige con registri plurimi, indeciso tra la strizzata d'occhio con smorfietta e il contrappunto musical-drammatico, preda di intuizioni contrapposte in un progetto intrigante in sé che purtroppo non riesce a valorizzare gli indubbi talenti che vi partecipano, fiaccato dal giogo dell'autorialità pretesa e rincorsa. La coppia Mezzogiorno-Tiberi, infelicemente assortita per il soccombere di lui imberbe rispetto al vissuto dolente e ingombrante che Giovanna suggerisce con un solo sguardo, stride già di suo. Papaleo (si) diverte nel ruolo di coscienza almeno quanto si è divertito nello scriverlo, gli auguriamo, ma non strappa la risata che non sfugga da sé. Haber indulge sprecato nella macchietta senza far danno né aver vanto. E il pubblico resta così, un po' basito, tra color che son sospesi. In una parola, ignavi.

accedi o registrati per inviare commenti