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SHINE A LIGHT
di Martin Scorsese
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: David Tedeschi
Musiche: Rolling Stones
Interpreti: Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood, Charlie Watts, Darryl Jones, Lisa Fischer, Bill Clinton, Martin Scorsese, Jack White III, Christina Aguilera, Buddy Guy
Produzione: Concert Promotions International, Shangri-La Entertainment
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 111'
Data di uscita: 11 aprile 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Martin Scorsese incontra i Rolling Stones: un appuntamento inevitabile. Il numero di canzoni a firma Jagger/ Richards presenti nella filmografia del regista italoamericano è sterminato: certo, Shine a Light non può contenere il respiro di un'epoca come avveniva in Gimme Shelter, girato nel 1969 (con Scorsese in quel mentre assistente alla regia in Woodstock), ma ha dalla sua una regia che fa propri gli interrogativi dello spettatore: mai come in questo caso la macchina da presa non smette un momento di chiedersi cosa stia inquadrando.
A cadenza decennale, i Rolling Stones sono caduti e risorti, dati per finiti, snobbati e di nuovo idolatrati, osannati e poi tacciati di "grande truffa del rock ‘n roll". Loro non hanno potuto far altro che rispondere con il titolo di una loro canzone: "It's only rock ‘n roll, but I like it", come ad ammettere che la grandezza stava tutta lì, nel ripetere se stessi.
Chi sono i Rolling Stones? È l'interrogativo che sottende un documentario concepito e sviluppato con ostinata pervicacia da Scorsese in un periodo storico in cui non sembra esserci più molto da dire: Jagger & co. sono anziani, ricchi, realizzati, per molti semplicemente superati. Per qualcuno, secondo l'età, sono sempre esistiti. Come le leggende. Il rischio della celebrazione fine a se stessa era dietro l'angolo, senza la carica eversiva e le provocazioni dei tempi d'oro a coprire gli inevitabili alti e bassi di una carriera quarantennale: ma presto è la musica a parlare, e con essa lo show. Al solito di una magnifica imperfezione, ennesima ulteriore prova dell'alchimia unica che i quattro sprigionano quando sono insieme. Lo ammette anche Richards, parlando del collega Ronnie Wood: "Da soli non siamo un granchè, ma insieme siamo meglio di dieci".
Scorsese ha forse un'unica idea di regia, ma è quella giusta: aderire il più possibile ai volti, ai corpi mai così rugosi e invecchiati, abbattere la "quarta parete" e mostrare il pubblico ai piedi delle stars, a una distanza realmente trascurabile. Il tutto come per penetrare un mistero impossibile da spiegare, quello alla base del rock. Certo, la cornice è molto edulcorata e vagamente trendy (c'è lo zampino della fondazione Clinton, il pubblico è ben "scelto" ed è costretto dalla mole di binari e macchine da presa messe ai piedi del palco): ma che gli Stones non siano più i cantori di un'esistenza "contro", lo sapevamo già. Qui conta soprattutto la contemplazione di chi ha saputo sopravvivere ad anni di eccessi di ogni genere, e in questo il documentario è a tratti stupefacente.
Perfetta la scaletta "tormentata", che tanti grattacapi procura a Scorsese all'inizio del film: con l'eccezione delle hits di inizio e fine concerto, ci sono perle rare come Shattered, Tumbling Dice e duetti d'eccezione con mostri sacri come Buddy Guy (Champagne and Reefer) e nuove generazioni che, complice l'emozione di trovarsi davanti al mito Jagger, perdono inesorabilmente il confronto (è il caso di Jack White dei White Stripes, quasi a rischio collasso). Nel mezzo, in numero saggiamente limitato, filmati d'epoca mostrano i giovani Stones con la stessa, disarmante semplicità di oggi. Come se il tempo non fosse passato.


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