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BERLINO56_ IL CORAGGIO DI WINTERBOTTOM

Il film in concorso del regista inglese, Road to Guantanamo, denuncia gli orrori del carcere sulla costa sud-occidentale di Cuba. La pellicola è basata su una storia vera ed è finora la più applaudita dalla stampa

BERLINO56_ IL CORAGGIO DI WINTERBOTTOM
Non dimentichiamoci che Guantanamo esiste ancora e che circa 500 persone sono ancora detenute laggiù illegalmente in condizioni disumane secondo principi assolutamente perversi”. Meno male che esiste, Michael Winterbottom. Con tutti gli umani e anche professionali difetti che si possono riconoscere ad un cineasta, comunque di grande valore, il suo bellissimo film in concorso oggi a Berlino ha colpito nel segno. Vale a dire che ha mandato il suo forte messaggio. E la stampa che lo ha visto in anteprima gli ha giustamente dedicato il più caloroso degli applausi.
Il film è basato sulla storia vera di quattro ragazzi britannici di origine pakistana che, in vacanza in Afghanistan, sono stati catturati perché ritenuti appartenenti ad Al Qaeda. Portati dopo infinite torture alla prigione americana di Guantanamo a Cuba, sono rimasti due anni e mezzo prima di essere rilasciati per ordine del governo britannico. Uno di loro però non è mai tornato. Gli stessi ragazzi, contattati da Winterbottom, che ha codiretto il film con il suo montatore di sempre Mat Whitecross, hanno interpretato se stessi nella pellicola che dunque è un misto di docu-fiction, in quanto alcune sequenze sono documenti di repertorio originali. Girato con il rigore ma anche l’originalità che contraddistingue il regista (già Orso d’oro nel 2003 per Cose di questo mondo), il film offre due ore di grandissima pregnanza narrativa attraverso scelte visive molto realistiche ma altrettanto rispettose verso gli stessi protagonisti.
Potrebbe bissare la vittoria berlinese? Lo dubitiamo, perché tre anni di distanza tra un Orso e l’altro sono troppo pochi, ma non escludiamo che questo sia possibile…
Dal nostro inviato
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Lo ammetto, di fronte a Michael Winterbottom sono molto prevenuto.
Aspetto di vedere Road to Guantanamo, ma finora la produzione di questo regista ha mostrato preoccupanti ambiguità, che non sempre l'impegno sociale è riuscito a dissolvere.
Per dirla tutta, "Benvenuti a Sarajevo" era uno spot pro - Blair di livello penoso. Mi auguro di cuore che Winterbottom abbandoni il cerchiobottismo politically correct di stampo britannico, dato che abbiamo già le tasche piene di quello americano.


Mer, 15/02/2006 - 13:50

Accusi Winterbottom di fare propaganda pro Blair, ma ti chiedo sa hai visto capolavori come Butterfly Kiss, Jude, The Claim, Cose di questo mondo, e film onesti come Codice 46, Go Now, With or Without You, etc. Giuducarlo per un solo film mi sembra eccessivo. E poi al di là di una certa retorica non è un film da buttare neanche Benvenuti...

Mer, 15/02/2006 - 19:42