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IL TEOREMA DI DE LA IGLESIA

Il regista spagnolo affronta il problema della verità a colpi di matematica e filosofia in un thriller vecchia maniera che, assicura, metterà in gioco lo spettatore stesso

IL TEOREMA DI DE LA IGLESIA

Esiste una verità assoluta, matematica? È quello che si chiede Alex De La Iglesia (nella foto, con l'attore protagonista Elijah Wood) nel suo ultimo film Oxford Murders - Teorema di un delitto, in uscita nelle sale italiane dall' 11 aprile per la Warner. "Avendo avuto a  che fare con un romanzo, abbiamo cercato di vedere il genere dall'interno, piuttosto che dall'esterno come ho fatto fino ad ora con i miei film".
Ma lo sguardo De La Iglesia sul genere è sempre eccentrico, a modo suo estremo: Oxford Murders è un thriller "pulito" vecchia maniera, una "scacchiera" matematico-filosofica dove, assicura il regista, "sarà lo stesso spettatore a giocare con le sue pedine, tentando di risolvere il mistero". Dietro tutto questo "gli stessi temi, ma visti da punti differenti": su tutti il problema della verità che "scaturisce dai protagonisti stessi" e non dall'"insieme". Niente coppia di detective, l'uno stupido e l'altro genio, quindi, ma un professore di logica e uno studente di matematica che prima ancora di risolvere il mistero mettono in questione la realtà stessa: da Eisenberg a Wittgenstein non viene risparmiato nessuno nel dibattito messo in scena dal film. Ma tutto sempre all'insegna del gioco: "Preferisco badare meno alla correttezza in favore dell'allegria: voglio che lo spettatore si diverta come mi sono divertito io a girare questo film".
Nondimeno, nonostante De La Iglesia veda sempre "il bicchiere quasi tutto pieno", il suo sguardo sul mondo è nero e tutt'altro che confortante: "Siamo tutti colpevoli in qualche modo, nessuno è innocente". E la verità? "Neanche io ho una risposta: non posso che lasciarmi andare alla perplessità come Martin, il protagonista del film, (interpretato da Elijah Wood); in fondo, ho sempre avuto problemi con il terzo atto: non c'è soluzione".
Insomma "Mal comune, mezzo gaudio", tenta di chiosare così il regista, ma in fondo non può esimersi da ammettere che "non ci sono personaggi positivi: forse, solo Wittgenstein". Alla faccia del bicchiere tutto pieno.

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