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NON C’È PACE TRA GLI ULIVI
di Giuseppe De Santis
Cast: Lucia Bosè, Raf Vallone, Dante Maggio, Folco Lulli, Maria Grazia Francia, Michele Talarico, Piero Tordi, Attilio Torelli
Nazionalità e anno: Italia, 1950
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti
Audio: dual mono
Schermo: letterbox 4/3 1.33:1
Durata: 98'
Extra: Intervista a Marco Grossi, studioso di cinema e segretario dell'Associazione Giuseppe De Santis (22'06"); Dopo il restauro - confronto (5'15").
Note: Film che fa parte della collana Cristaldi Film, proveniente dalla "library" del grande produttore italiano.
Buono l'audio, equilibrato ed equalizzato per un suono cristallino ed assolutamente pulito da qualsiasi imperfezione in questa nella versione rimasterizzata.
Bene anche la qualità dell'immagine, con un Bianco e Nero ben tarato nei toni, dall'ottimo contrasto grazie al buon lavoro di restauro per un immagine luminosa che non presenta problemi.
Il film è proposto nel corretto formato cinematografico.
Extra più che soddisfacenti. Interessante la lunga intervista a Marco Grossi. Come anche il confronto prima e dopo restauro del film...
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.dolmenhv.it/
Sito ufficiale: http://www.emik.it/
Titolo originale: Non c'è pace tra gli ulivi
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona
Francesco Dominici, un giovane pastore, finita la guerra torna nel suo paese in Ciociaria. Ma qui non trova più il suo gregge di pecore. Gregge "rubato" in modo più o meno legale dal signorotto (arricchito durante la guerra a scapito degli altri) del paese, Agostino Bonfiglio. Il ragazzo, tra mille dubbi, decide così di riprendersi il maltolto, spinto anche dagli amici. Ma il suo gesto porterà delle conseguenze non piacevoli... anzi... se il dramma prima si limitava solo alla povertà ora sarà molto più dura... Il signorotto, per vendicarsi del gesto di Francesco dapprima violenta la sorella dello stesso e poi lo manda in prigione. Ma non finisce qui. Anche l'amore di Francesco, Lucia, nel frattempo è stata promessa a Bonfiglio dai genitori di lei per pagare delle cambiali. Una vendita da "schiava" che la ragazza non può sopportare. Peraltro è l'unica che ha visto il furto perpetrato da Bonfiglio ai danni della famiglia di Francesco. Ed è così che la ragazza da una mano al suo amato per riprendersi le pecore... tentativo riuscito ma, come detto, porterà delle conseguenze non piacevoli per Francesco...
Mentre sta in carcere il ragazzo non fa altro che pensare alla vendetta verso quell'uomo privo di scrupoli...
Film che ci fa conoscere usi e costumi dei ciociari e della Ciociaria (nome che deriva dalla ciocie, scarpe tipiche della zona), abitanti e zona del basso Lazio. Una zona depressa che vive di pastorizia e poco altro... Un omaggio di Giuseppe De Santis alla sua terra (terra che ha dato i natali ad altri personaggi del mondo del cinema e non solo), ai suoi costumi e tradizioni, ma anche un affresco pieno di dolore di una terra che nei pochi mesi che è stata teatro di guerra ha visto scorrere tanto dolore. Quel dolore che si porta dietro il protagonista e gran parte dei personaggi che scorrono sullo schermo. Un dolore quasi tangibile che De Santis da con una regia secca, dura, perentoria. Un regia che opera delle scelte ben precise come, ad esempio, l'uso, improprio e coraggioso, di far guardare gli attori in macchina per una sorta di dialogo con lo spettatore nei momenti chiave del film per fornire una connotazione differente e del "tutto particolare" al film, che non lascia mai indifferenti al di qua dello schermo. Un dialogo che spesso viene usato nei momenti chiave del film per un coinvolgimento totale... "un quadro" bidimensionale usato in modo determinato da De Santis al fine di scarnificare all'essenziale l'uso del linguaggio cinematografico per "ricostruirlo" in modo nuovo al fine di asservirlo al racconto e alla storia.
Un modo semplice per raccontare un mondo semplice che nasconde in se i germi della violenza. I germi dell'odio... di una vita dura che non può essere cambiata se non attraverso la giustizia. Ma non esiste giustizia in questo mondo povero. Esiste la giustizia personale... Un mondo che cerca di sopravvivere a se stesso. Una "terra di confine" che il bravo De Santis descrive con grande perizia e grande amore. Ma anche con grande malinconia. Quella dolce malinconia che abbraccia teneramente ma con decisione distillando sentimenti ed emozioni di antichi sapori e di antichi uomini...


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