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AMORE BUGIE E CALCETTO

di Luca Lucini

Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Fotografia: Manfredo Archinto
Montaggio: Fabrizio Rossetti
Musiche: Giuliano Taviani
Scenografia: Marco Belluzzi
Costumi: Sabina Maglia
Interpreti: Claudio Bisio, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, Andrea De Rosa, Chiara Mastalli, Max Mazzotta, Andrea Bosca, Marina Rocco, Pietro Sermonti
Produzione: Cattleya
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 115'
Data di uscita: 4 aprile 2008                         
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AMORE BUGIE E CALCETTO
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Pallonari per pallonari... Gli uomini, si sa, ne raccontano tante. E, col tono ammiccante e furbetto di Luca Lucini e Fabio Bonifacci - rispettivamente regista di Tre metri sopra il cielo e L'uomo perfetto e sceneggiatore di Notturno Bus e Lezioni di cioccolato - cantarne quattro in un paio d'ore di commedia transgenerazionale non è roba da poco. Chi dovesse storcere il naso davanti ai trascorsi curricolari succitati si tranquillizzi: in sala, rispetto alle aspettative scarse da indegno pregiudizio snob, la sorpresa è gradevole. Buonismo permettendo.
Vittorio, Lele, Piero, Mina, il Venezia, Adam, Filippo si spartiscono ruoli e prerogative sull'epico sfondo del metaforico (e non) calcetto settimanale. Hanno le facciotte compiaciute del Bisio di Zelig, qui imprenditore dopato con l'ansia da prestazioni varie; di Filippo Nigro, solito padre in crisi con quella marcia in più nella pelata; di Andrea De Rosa, caratterista esule dal dinamico duo Brizzi/Martani; del Battiston in odor di validissimo cammeo tabagista-filosofico; e di Max Mazzotta, Andrea Bosca, Pietro Sermonti a completare il quadro da comprimari divertiti. Le loro storie e storielle di corna, figli illegittimi, calo del desiderio si intrecciano con garbo divertito e scarsa volgarità attorno alle compagne di vita o di un'ora: le ventenni Viola e Martina (Chiara Mastalli e Marina Rocco), la trentenne Silvia (Claudia Pandolfi, rediviva), la cinquantenne Diana (la Finocchiaro, coerente col personaggio di sempre, per fortuna).
Alle donne sarà sempre precluso l'oscuro universo della partitella del giovedì sera, poco ma sicuro. Sono un poco ottuse le presenze femminili che - per assenza o assillante partecipazione - caratterizzano e completano la vita dei personaggi maschili in questa sedicente fenomenologia del maschio italiano medio: ex mogli, fidanzatine sventate, sogni impossibili, amanti focose, le femminucce di turno smettono i panni delle più responsabili della classe e, di semplificazione in semplificazione, a tratti appaiono ben più scoppiate degli esponenti del sesso forte. Ogni obiettività è perduta in questa saga da spogliatoio che consola chiunque e non condanna mai nessuno, tutto perdona e tutto dimentica, insabbia gigantesche verità e si perde nel solco prime-time/fiction accantonando l'acidulo, più cinico attacco. Qualche velleità presuntuosetta (immagine fuori fuoco e dettagli di mano e tazzina nella crisi coniugale dei trentenni, per esempio) tradita nell'approccio al girato fa sorgere dubbi sulle reali aspirazioni di Lucini, evidentemente in cerca di un altrove. Che non è in campo. Ma forse nemmeno eccessivamente lontano. Il buonismo, si sa, è contagioso.

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