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TUTTA LA VITA DAVANTI
di Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Paolo Virzì
Fotografia: Nicola Pecorini
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Franco Piersanti
Scenografia: Davide Bassan
Costumi: Francesca Sartori
Interpreti: Isabella Ragonese, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Sabrina Ferilli
Produzione: Medusa Film, Motorino Amaranto
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 117'
Data di uscita: 28 Marzo 2008
Sito ufficiale
Un allegro balletto al ritmo di I get around dei Beach Boys. Inizia così la discesa agli inferi del precariato di Marta/Platone nell'ultimo film di Virzì, Tutta la vita davanti. Il regista, (dis)erede ufficiale della commedia all'italiana porta sullo schermo la sua - a tratti - surreale visione del quinto stato dei call-center: estrema e disincantata, comica e tragica, inizia l'odissea dell'occhio privilegiato Marta, neolaureata in filosofia che deve fare i conti con l'apocalittica (ma sempre allegra) realtà.
Così in un mondo chiuso in sé stesso, imprigionato alle catene della finzione e dell'illusione subdola e mistificatrice (i balletti, i messaggi d'incoraggiamento motivazionale, i premi da quiz preserale, gli applausi, i sorrisi, i finti abbracci) si avventura l'occhio del normale, o, sarebbe meglio dire da chi viene a sua volta da un altro mondo chiuso, quello della filosofia e dell'università. Dove tutto è finto, è mimesis delle realtà, non è verità perché imitazione (le ombre che gli abitanti della caverna platonica credono sia la realtà) nemmeno il Platone supposto è tale e nemmeno quello che il Platone plausibilmente incarnato da Marta ritiene essere, ovvero il sindacalista ("credevo fossi il filosofo venuto a liberarci dalla caverna"). È tutta menzogna: si dispiega così una galleria di esilaranti e tristi antieroi fragili, in balia di nessun altro che di loro stessi. Dalla datrice di lavoro sempre sorridente e gentile (finché non gli tocchi certe cose) dai comportamenti presunti chic (ma che poi non sa neanche parlare italiano corretto: "Vorrei che ci sei anche tu") al sindacalista fintamente retto e onesto che organizza spettacolini comici di denuncia (l'apparizione della vita reale: Serena Dandini saluta Conforti con il più classico dei "uno spettacolo importante"), passando per il venditore che si crede il numero uno, ma che è intimamente frustrato e condannato alla condizione di eterno secondo (perfino nel nome: Lucio 2) e il boss malefico che però si squaglia di fronte alla richiesta della figlia grande di una quarta di seno.
Se il mondo del lavoro è per Virzì la caverna platonica, questa caverna è però intrisa di filosofia arendtiana: il male è banale, così come banalmente cattivi gli antieroi che questa caverna popolano. Il Call-center come piccola grande metafora della miseria umana: in un mondo dove il male è banale, normale, ordinario è la rivendicazione tutta umana al senso che viene a perdersi. Se il male è assoluto deve avere un senso: in questa ricerca del senso chi subisce l'orrore si appiglia, nella sua rivendicazione vive. Allora meglio non vedere l'apocalisse e unirsi all'allegro balletto (è facile: "basta seguire la musica"): il risultato è un giro di valzer di lampedusiana memoria, tutto gira per rimanere come prima. La filosofia dunque fallisce: entra nella caverna per restarci, per diventare imitazione a sua volta, si lascia contaminare da quel occhio che non ci guarda, ma da cui non possiamo fare a meno di lasciarci guardare - ovvero il grande fratello che nella sua presenza/assenza riacquista il valore pienamente orwelliano toltogli dal format TV. La caverna del precariato rimane dunque senza il suo filosofo, il suo salvatore: allora è buco nero che finisce per risucchiare perfino se stesso. I personaggi vengono scaraventati ineluttabilmente verso l'(auto)disintegrazione. Se anche la filosofia fallisce, allora non rimane che al cinema prendere in carico il ruolo di Platone: ecco LA mimesis che fa intravedere la verità tra le sue pieghe, testimone eminente della Storia in quanto tale. Il cinema va oltre le vane speranze finali e alza lo sguardo oltre la siepe: la musica continua, l'allegro, apocalittico balletto non si ferma. In fondo, abbiamo tutta la vita davanti:"Que sera, sera, whatever will be, will be".


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