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WALK HARD – LA STORIA DI DEWEY COX

di Jake Kasdan

Soggetto e  sceneggiatura: Judd Apatow e Jake Kasdan
Fotografia: Uta Briesewitz
Musiche: Michael Andrews
Montaggio: Tara Timpone e Steve Welch
Interpreti: John C. Reilly, Jenna Fischer, Paul Rudd, Justin Long, Jason Schwartzman, David Krumholtz, David Koechner, Ed Helms, Harold Ramis
Produzione: Apatow Productions, Columbia Pictures, Nominated Films, Relativity Media
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia        
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 95'
Data di uscita: 28 marzo 2008
Titolo originale: Walk Hard: the Dewey Cox Story
Sito ufficiale

WALK HARD – LA STORIA DI DEWEY COX
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Due fratelli che giocano, una giornata di sole e tutta una vita davanti: che può succedere di male in un giorno come questo? Ma il destino è dietro l'angolo, e gli eventi ferali che segneranno quell'indimenticabile pomeriggio nella vita del musicista Dewey Cox lo tormenteranno fino alla fine, in un'odissea interminabile di successi, fallimenti, eccessi e riabilitazioni, relazioni di una notte e matrimoni burrascosi. Che poi non c'è niente di serio, dato che stiamo parlando di una commedia demenziale.
In pratica, lo spirito di American pie e di Una pallottola spuntata applicato a un obiettivo inedito, il biopic sulla generazione di musicisti cresciuti dagli anni cinquanta in poi. Il riferimento più diretto e ovvio è Quando l'amore brucia l'anima, sulla vita di Johnny Cash, ma se ne potrebbero citare altri, dalla Loretta Lynn di Sissy Spacek, gli esiti camp di Dreamgirls, ai toni già poco seriosi di Great balls of fire con Dennis Quaid. E la differenza rispetto a quest'ultimo modello la marca il fatto che Walk hard scavalca decisamente i limiti di una ricostruzione semiseria per buttarsi a capofitto nella parodia, alternando momenti autenticamente riusciti ad altri in cui la pesantezza delle gag si fa goffa e alla lunga fastidiosamente ripetitiva.
Eppure partiva bene, azzeccando il giusto mix tra crasso divertimento e comicità surreale, e lanciando a pochi minuti dall'inizio il tormentone "È morto il figlio sbagliato!", che fino alla quarta o quinta ripetizione continua ad assicurare una buona dose di risate. E poi, ancora, il blues del figlio tagliato a metà e John C. Reilly nei panni di un quattordicenne, le gag sui discografici ebrei e la migliore perorazione sugli effetti della marijuana mai vista al cinema, i Beatles con Jack Black nei panni di Paul McCartney che, ovviamente, mena di brutto John Lennon, e il grandissimo Eddie Vedder che dà i nomignoli ai miti del rock: a volte si ride a crepapelle, a volte ci si stupisce che questo strano film, nel complesso tutt'altro che riuscito, sia riuscito a convogliare tutti questi talenti, dai cantanti e gli attori che interpretano se stessi a quelli che si cimentano in brevi cammei. Ma il livello della scrittura è altalenante (ne sono responsabili il regista Jake Kasdan e Judd Apatow, noto ai più per gli script di 40 anni vergine e Molto incinta) e l'originalità lascia spesso a desiderare (l'intera sequenza del corteggiamento fra Darlene e Dewey è puro David Zucker, con tanto di finti addominali scolpiti e metafore di sovrumana evidenza). John C. Reilly, sempre perfetto nei ruoli da comprimario, qui tira troppo la corda e finisce per riuscire fastidioso. Non che ci fosse molto a cui aggrapparsi, peraltro: anche la musica, che riveste un ruolo centrale, si limita a girare intorno alla canzone orecchiabile che dà il titolo al film, e va di poco oltre quello.
La simpatia che suscita questo esperimento dell'ennesimo figlio d'arte (non si tratta di un'omonimia), e la stima per le doti di John C. Reilly non riescono a cancellare l'impressione di frammentarietà di un film in cui il divertimento degli spettatori accelera e decresce repentinamente: un contenitore di gag che sembravano quasi aspirare a una dimensione televisiva.

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