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L’APOCALISSE ALLEGRA DI PAOLO VIRZÌ

Paolo Virzì e il cast, Sabrina Ferilli in testa, presentano Tutta la vita davanti, viaggio disincantato e estremo nel mondo del precariato italiano. Al cinema dal 28 marzo (Medusa, 350 copie)

L’APOCALISSE ALLEGRA DI PAOLO VIRZÌ

"Un film che vuole fare un passo avanti". Sabrina Ferilli chiosa così i giornalisti che già provavano a buttarla sul luogo comune: un film, quello di Virzì, che proprio come il capolavoro di Pellizza da Volpedo, "Il Quarto Stato", (non a caso citato - seppur in maniera scherzosa e provocatoria - nella locandina) punta a descrivere una situazione per troppo tempo lontana dagli schermi italiani, ma che al tempo stesso vuole "risvegliare coscienze", senza la pretesa di dare "ricette di vita", né di fare il "Savonarola della situazione", mettendo all'indice i sommersi e mandando in paradiso i salvati.
Mettere in scena, per Virzì, né più ne meno, questa sorta di "Apocalisse allegra" a cui il mondo del lavoro ci ha abituati a vivere da qualche anno a questa parte: ecco l'obiettivo di Tutta la vita davanti, una sorta di discesa agli inferi platonica e arendtiana (ma tutta virziniana nella realizzazione) nella caverna del quinto stato dei precari. Un inferno da cui pare non esserci salvezza, ma come mette in guardia Virzì, una - e più - speranze, a guardare bene ci sono eccome. Nondimeno è uno sguardo disincantato ed estremo quello di Virzì su questo mondo: la tragicommedia della vita, un "viaggio all'interno dell'etica e dell'estetica del nostro tempo" esordisce il cineasta. A fargli compagnia in questa Odissea l'occhio privilegiato della protagonista, Isabella Ragonesi, nel film neolaureata in filosofia travolta nel baratro del precariato e il popolo di personaggi che questo baratro popola: dal sindacalista "de coccio" interpretato da Valerio Mastandrea alla femme fatale de noantri interpretata da Sabrina Ferilli, passando per la mamma ingenua e sciacquetta (Micaela Ramazzotti), il perfido Boss (Massimo Ghini) e il venditore frustrato Lucio 2 (Elio Germano). Un popolo di antieroi fragili tutti pronti a  farsi trascinare tra le spire di questa Apocalisse allegra dagli esiti imprevedibili.
Medusa distribuisce in più di 300 copie, numeri importanti per un film come questo che certo si distacca in maniera netta dal mainstream e dall fiction stancamente cabarettista di quest'ultima, pressoché disastrosa, stagione di cinema italiano.

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