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UN BACIO ROMANTICO

di Wong Kar - wai

Soggetto: Wong Kar - wai
Sceneggiatura: Wong Kar - wai, Lawrence Block
Fotografia: Darius Khondji, ASC, AFC
Montaggio: William Chang Suk Ping
Musiche: Ry Cooder
Scenografia: William Chang Suk Ping
Costumi: William Chang Suk Ping, Sharon Globerson
Interpreti: Norah Jones, Jude Law, David Strathairn, Rachel Weisz, Natalie Portman, con la partecipazione straordinaria di Chan Marshall, nel ruolo di Katya
Produzione: Stéphane Kooshmanian, Jean-Louis Piel, Jacky Pang Yee Wah, Wang Wei, Wong Kar - wai
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: Hong Kong/Cina/Francia, 2007
Durata: 90'
Data di uscita: 28 marzo 2008
Titolo originale: My Blueberry Nights
Sito ufficiale     
Sito italiano  
Soundtrack   
Note
: Film d'apertura al 60. Festival di Cannes

UN BACIO ROMANTICO
3

In un angolo di New York di cui vedremo soltanto un cavalcavia, una finestra di un palazzo angolare e un bar/ristorante che affaccia su un vicolo, si spezza il cuore della giovane Elizabeth (la cantante Norah Jones, al debutto cinematografico), tradita da un ragazzo che non vedremo mai. Jeremy (Jude Law), proprietario del locale, prova a consolarla a suon di sbronze e torte al mirtillo, ma lei parte e a Jeremy non resta che leggere le sue cartoline che arrivano da città sempre più distanti da New York.
Wong Kar -wai, al primo film in lingua inglese, non tradisce se stesso né la propria poetica e importa in toto ciò che già faceva - bene - in patria, ricollocando senza mutazione alcuna personaggi, storie, scelte tecniche - con ralenti come se piovesse - e perfino qualche idea di brano musicale tra paeselli, casinò e deserti degli States. Se vero è che certe storie sono sempre valide a qualunque latitudine, ci chiediamo se possiamo dire lo stesso dei film.
Che senso ha occidentalizzare, pescando a colpo sicuro tra i topoi che più stelle e strisce non si può (il deserto e Las Vegas, l'immensità degli States e le tavole calde, il sogno americano e la provincia come gabbia e rifugio), in una parola soltanto, riproporre? La risposta a quest'ultima domanda è nella filmografia stessa del regista, che fin dai primissimi lavori ha saputo creare un abile gioco di rimandi sul filo dell'emozione, che si inseguono di film in film (il più eclatante è 2046, sorta di sequel futuribile di In the Mood for Love). 
La novità di questo film risponde al nome di Darius Khondji, direttore della fotografia che ha preso il posto di Christopher Doyle, storico collaboratore del regista. Nulla da eccepire sul risultato, sempre raffinato e di altissima qualità, non dissimile dal lavoro del predecessore; siamo anzi dalle parti della copia conforme per inquadrature, giochi di specchi e riflessi, suddivisione - spesso asimmetrica - degli spazi. Riproposizione che sfiora il citazionismo, laddove con Doyle trovava ampio spazio l'innovazione e l'improvvisazione.
A volerla raccontare, la storia narrata non occupa due righe: è il percorso circolare della protagonista, che si rispecchia in ogni persona che incontra sul suo cammino/fuga e si scompone perfino nel nome (Elizabeth/Lizzie/Beth/Betty), per poi tornare, come sempre accade in Wong Kar-wai, al punto di partenza. La sua è una fuga dettata dalla paura: della novità (la nuova condizione di single, il nascente rapporto con Jeremy) e allo stesso tempo dell'immobilismo, ben rappresentato dal vaso pieno di chiavi abbandonate che troneggia nel locale. Paure che Elizabeth ritrova in ogni incontro, dal poliziotto (David Strathairn, in stato di grazia) che beve per dimenticare e la sua ex-moglie (Rachel Weisz) che si ostina a marcire in quel ruolo, alla giovane giocatrice d'azzardo Leslie (Natalie Portman, definitivamente un'ottima attrice, con inedita acconciatura che ricorda la parrucca di Brigitte Lin di Hong Kong Express) che si aggrappa all'unica concretezza che possiede (gli insegnamenti paterni), fino ad arrivare - o partire - da Jeremy, che non cambia neanche le sedie del locale, ha lasciato sulla porta d'ingresso le scritte in russo in onore di un amore ormai finito e vive di un eterno presente, consumando le videoregistrazioni riprese dalla telecamera posta proprio sopra il bancone.
Una piccola storia che vorrebbe ambire a grandi emozioni, nel più puro stile del regista; ma qualcosa non funziona nei protagonisti (la Jones è spaesata e consapevole di esserlo, Law è affascinante, e ne è altrettanto consapevole) e - purtroppo - si va poco oltre il romanticismo. Certamente non un capolavoro, ma un film ampiamente godibile.  

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