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ACQUE SILENZIOSE - KHAMOSH PANI
di Sabiha Sumar
Cast: Kirron Kher, Aamir Malik, Arshad Mahmud, Salman Shahid, Shilpa Shukla, Sarfaraz Ansari
Nazionalità e anno: Francia/Geramnai/Pakistan, 2003
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: italiano, originale
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 95’
Extra: Trailer cinematografico.
Note: Buona la qualità video, anche se l’immagine sgrana un po’ e i colori sono appena desaturati. Nelle scene buie manca un po’ di contrasto. Bene invece il quadro con un’ottima riproduzione del mascherino widescreen. Ottimo l’audio, specie quello in italiano in DD 5.1 (mentre l’originale è solo 2.0), potente e deciso, nitido e chiaro. Gli extra sono praticamente assenti.
Tra i premi vinti: Festival di Locarno 2003, Pardo d’Oro, Pardo di Bronzo alla Migliore Attrice, Premio Don Chisciotte - Menzione Speciale, Premio della Giuria Ecumenica, Premio della Giuria Giovani - Menzione Speciale. Festival Internazionale Cinema delle Donne (Torino) 2004, Menzioni Speciali Concorso Internazionale Lungometraggi e Concorso Internazionale Scuola. Cape Town World Cinema Festival (South Africa) 2003, Miglior Attrice. Festival des 3 Continents (Nantes - France) 2003, Mongolfiera d'Argento, Premio del Pubblico e FIP Award. 8th International Film Festival of Kerala Kowdiar (India) 2003, Miglior Attrice protagonista, Miglior Sceneggiatura, Selezione Speciale della Giuria. 19th Mar del Plata International Film Festival (Argentina) 2004, Best Film Award - the Women and Film Section.
Regione: 2
Sito ufficiale: www.emik.it
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: N.G.
3 e mezzo
Nel 1979, sotto il governo del generale Zia-ul-Haq, il Pakistan si avvia a diventare uno stato islamico. In un piccolo villaggio del Punjab la quarantenne Aisha ha deciso dopo la morte del marito, di dedicare la sua vita all'educazione del figlio Salim, 18 anni, innamorato della bella Zoubia… Un'educazione difficile e complessa...
Infatti l’avvento della legge islamica sconvolge la vita della donna. Salim, infatti, poco alla volta trascura sempre più i suoi sentimenti per far parte di un gruppo di attivisti islamici. Inoltre, l’arrivo in paese di alcuni pellegrini indiani risveglierà in Aisha ricordi strazianti del suo passato. Delicato, toccante, generoso… un immenso affresco di come la religione, ma soprattutto le sue deviazioni e i suoi fanatismi, può cambiare in poco tempo le persone e quindi le cose. Un dramma che non lascia scampo a nessuno. Non ci sono ne vinti e vincitori ma tutti escono sconfitti da questa rivoluzione religiosa e culturale, una sconfitta che vede l’umanità sconfitta davanti a tanta cieca ostinazione in una fede che può anche esistere ma non con queste modalità e questi eccessi. Infatti la nostra non vuole essere una critica verso una religione ma verso tutte le religioni che abusano del loro potere e delle basi su cui si fonda. Lungi quindi di essere antichiericali o antiislamici. Il “progetto” del film è proprio verso questa direzione antitetica di essere contro le eccessive alterazioni della fede e di cosa si fa in nome di Allah o in nome di Dio o in nome di Buddha. Si genera solo caos, una confusione che tocca nell’anima, in fondo, per tentare di capire cosa avviene intorno a loro, ai protagonisti di questo film, di questa gente, di questo popolo. Una denuncia sociale, ma anche politica e religiosa verso i danni che l’uomo, ingenerosamente, provoca con le idee travasate e travisate che all’improvviso arrivano, come pioggia acida dal cielo. Un cielo poco misericordioso con loro ma anche con noi. Un disgregazione sociale ben accompagnata dai ritmi del film e connotata anche dai colori accesi dell’inizio che poco alla volta diventano sempre più polverosi e poco distinti come la confusione che regna nell’animo di quest’uomini. Sabiha Sumar ci offre questo ritratto duro ed impietoso della sua terra, un atto dovuto alla sua gente, ma soprattutto verso il genere umano. Grande film da non perdere assolutamente. I bei film dell’Oriente non arrivano solo dalla Cina, o dalla Corea o dal Giappone, ma anche da questi paesi “minori” cinematograficamente.
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