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BERLINO56_ POCHE (E BELLE) SORPRESE DAL CONCORSO
A parte il film di Altman, si cerca ancora il film che potrebbe conquistare l’Orso d’oro.
Non li abbiamo visti tutti, i film passati in concorso finora in questa 56ma Berlinale, ma tra quanto assaporato dalla giornata di sabato, non segnaliamo grandi e soprattutto belle sorprese. Tranne, ovviamente, A Prairie Home Companion di Robert Altman, di cui abbiamo già parlato in precedenza.
Andiamo per ordine:
Le particelle elementari (nella foto), del tedesco Oskar Roehler. La domanda che nasce prima e soprattutto dopo la visione del film è la seguente: perché un esordiente ha deciso di mettere mano ad un romanzo di indiscussa grandezza e complessità quale quello di Michel Houellebecq? Posto che la domanda poteva apparire inizialmente poco intelligente, è risultata essere quanto mai appropriata perché il film del giovane tedesco non è proprio riuscito. Almeno non nelle infinite potenzialità offerte dal testo di partenza, di cui non offre nella declinazione di un proprio linguaggio cinematografico né la complessità né la drammaticità. Ci si emoziona un poco, questo è inevitabile di fronte alle scene di malattia, suicidio, chiusura nella clinica psichiatrica etc… ma come potrebbe essere altrimenti? Eppure gli attori convincono, specie Moritz Bleibtreu (Bruno) e Christian Ulmen (Michael), come pure Martina Gedeck (Cristiane), molto meno invece la più famosa Franka Potente (Annabelle). Scrittura talvolta inappropriata (humour scontato che certo in Houellebecq non esiste..), esagerata caratterizzazione dei personaggi di contorno, musica troppo vivace.
L'altro film di cui parliamo è Grbavica, della bosniaca Jasmila Zbanic. Carino, ma senza pretese. È questo il giudizio che ci sentiamo di esprimere nei confronti di una pellicola tutta al femminile, che guarda con sincerità e rigore ad un dramma terribile, quello dell’impatto psicologico causato dagli stupri subiti dalle donne locali avvenuti durante le guerre dei Balcani. Impatto che si sposta, negli anni e nelle generazioni, al rapporto tra le madri e i figli nati disgraziatamente da quelle violenze. Di questo parla Grbavica (nome della cittadina dove è ambientato il film). Protagoniste sono una madre sulla quarantina e sua figlia, adolescente. La donna è costretta a fare doppio lavoro per sbarcare il lunario (come da manuale del genere di queste pellicole) perché ovviamente il padre è morto in guerra. Ma è qui il punto: questa è una bugia e la giovane figlia non sarà certo felice di scoprire l’amara verità. Fortunatamente, il manuale di suddetti film “made in war or post war countries” ci insegna anche che c’è sempre una speranza per tutti. L’opera è ben costruita, emozionale al punto giusto, ben recitata. Ma non certo memorabile.
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