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MIMZY IL SEGRETO DELL’UNIVERSO – Colonna sonora originale

di Howard Shore

Track listing:
1. The Mandala 1:37
2. Whidbey Island 3:21
3. Under the Bed 2:46
4. Cuddle 1:27
5. Beach 1:59
6. Scribbles 2:38
7. Blackout 3:16
8. Palm Readings 4:12
9. I Love the World 0:52
10. Help! 1:20
11. I Have to Look 4:09
12. Can I Talk? 5:25
13. Eyes 2:15
14. The Tear 4:07
15. Through the Looking Glass 5:02
16. "Hello (I Love You)" - Roger Waters 6:16

Durata totale: 50:42
Etichetta: New Line Records
Anno: 2007

MIMZY IL SEGRETO DELL’UNIVERSO – Colonna sonora originale
2

Howard Shore ha una naturale tendenza ad avvilupparsi all'interno del suo stesso lavoro, ad intagliare i suoi brani su poche linee predominanti e ad effettuare su di esse piccole variazioni. Tendenza pregevole perché spesso porta all'unitarietà dell'insieme e a sviluppare in modo semplicemente complesso un'idea musicale, ricamando di fino con ornati sottili. Ma rischio terribile, perché se non ben controllata porta al totale appiattimento e al gusto della ripetizione fine a se stessa.
Dispiace constatare che Shore, dopo il bel lavoro per Eastern promises di Cronenberg, si racchiuda con Mimzy in una composizione banale che non riesce mai a superare il cliché della generificazione, ripetendosi fino alla nausea. L'esordio con The Mandala promette perfino bene: predominanza d'archi che disegna chiara la linea melodica da seguire, brevi variazioni e tempo che va verso la concitazione, percussioni in eco sullo sfondo. Tutto contribuisce a ricreare l'atmosfera del fantasy seppur declinata verso toni infantili. Poi, in Whidbey Island l'atmosfera si fa più distesa e rilassata ma pur sempre sognante, con l'oboe che traccia una nuova linea melodica, seppur legata alla principale, e brevi ornati di pianoforte; gli archi rafforzano la composizione, sottolineando quanto già detto e mettendo un punto fermo. Il resto purtroppo è continua ripetizione della parti, cumulo di stereotipi svuotati di ogni emozione: Under the Bed sembra il brano iniziale rallentato e suonato con diversa strumentazione, Scribbles si carica per i primi secondi di nuove immagine fiabesche, subito abbandonate in favore della linea melodica principale, puntuale come un'emicrania e fastidiosa come un virus che si riproduce con precisa randomaticità. Si arriva con i nervi tesi e con un odio profondo per quella successione di note a Hello (I Love You), dove interviene niente di meno che Roger Waters. E qui sopraggiunge un'altra sensazione, che poi é quella che attraversa l'intero lavoro: quella di trovarsi di fronte ad una copia sbiadita di una soundtrack di qualche fantasy anni '80, giunta fuori tempo massimo, anacronistica. La si ascolta con curiosità per qualche secondo e con la stessa velocità la sia archivia definitivamente.

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