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LEZIONI DI FELICITÀ (Odette Toulemonde) - Colonna sonora originale

di Nicola Piovani

Track listing:
1.Bruxelles 3:31
2.La Lettre 4:16
3.Sur La Plage 3:21
4.Calme Toi Odette! 4:06
5.Chez Odette 2:31
6.Haïti 3:17
7.Tes Mots D'Amour - Joséphine Baker 2:58
8.Sur Deux Notes - Joséphine Baker 2:59
9.Sans Amour - Joséphine Baker 2:58
10.Madiana - Joséphine Baker 3:03
11.Voulez-Vous De La Canne - Joséphine Baker 2:59
12.Chiquita Madame - Joséphine Baker 2:45

Durata totale
: 38:44
Etichetta: Milan Records
Anno: 2006

LEZIONI DI FELICITÀ (Odette Toulemonde)  - Colonna sonora originale
2

Quando l'imitazione di uno stile si riduce alla pura forma, rimodellata secondo canoni che la influenzano solo marginalmente, si ha sempre l'impressione di trovarsi di fronte a qualcosa che ricorda qualcos'altro, ad un'estetica del "vorrebbe essere", ad un'aspirazione intenzionale che resta attaccata a se stessa. Lezioni di felicità aspira chiaramente al modello Jeunet - Tautou, dal titolo alla locandina a certe scelte estetico - narrative marginali, tanto da far credere di essere di fronte ad un'Amelie altra.
Il fatto curioso è che il senso del "vorrebbe essere" tocca anche la soundtrack, e sotto molti aspetti. Chi ha recensito il film ha parlato di colonna sonora di Nicola Piovani, o di qualcuno che un giorno ha pensato "suvvia, scriviamo una colonna sonora alla Nicola Piovani", riuscendoci benissimo. Giudizio correttissimo per questa soundtrack quando è unita all'immagine cinematografica, paradosso dell'aspirazione intenzionale che non riesce ad arrivare all'autoplagio ma ad una curiosa separazione tra l'autore e se stesso, come se mancasse quella firma stilistica che rende l'opera unica e riconducibile. Eppure c'è qualcosa d'altro che si rivela all'ascolto disgiunto dall'immagine. La prima cosa che salta agli occhi è la divisone interna fra la prima manciata di brani di Piovani, i soli da prendere in considerazione, e i pezzi di  Joséphine Baker, icona del charleston anni '20 qui nel suo periodo francese tra erotismo e raffinatezza etnica. Ma consideriamo la prima parte. Prendiamo "Bruxelles", brano di apertura. La linea melodica è palesemente alla Piovani, con la chitarra a tracciare la linea netta e gli archi a sottolineare per poi lasciare spazio ai fiati. In questo ritmo allegro rallentato sembra che manchi una nota, una appena, una parola alla fine della frase, un inciso interno che ci convinca che il brano sia di Piovani. Eppure gli elementi, presi nella loro singolarità ci sono tutti; manca al contempo l'insieme e il dettaglio. Senza tuttavia intaccare il livello qualitativo della composizione, che resta validissimo. "La lettre", ad esempio,  disegna un quadro romanticissimo, mediterraneo e "quasi piovaniano". Ed è forse il brano che meglio ci avvicina alla problematica di fondo della soundtrack.
Come il film resta attaccato all'aspirazione intenzionale di essere alla Amélie, allo stesso modo la colonna sonora rimane legata al capolavoro musicale di Yann Yiersen. E forse non si tratta di un giudizio oggettivo, di un'intenzionalità' dell'autore di partire da quella base, ma di un livello inconscio dell'ascoltatore. Perchè quando si richiamano certe forme alte è impossibile distaccarsi da ciò che la ha originate; il fantasma del passato continua a volteggiargli attorno, ad aleggiare inconsapevole. Ecco perchè dopo Piovani si cede la parola alla Baker; per sottolineare in modo chiaro il concetto originale di richiamo. E allora il fantasma si rafforza.

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