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I PADRONI DELLA NOTTE
di James Gray
Sceneggiatura: James Gray
Fotografia: Joaquín Baca-asay
Montaggio: John Axelrad
Musiche: Wojciech Kilar
Scenografia: Ford Wheeler
Costumi: Michael Clancy
Interpreti: Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Tony Musante, Antoni Corone, Alex Veadov, Katie Condidorio, Burton Perez, Douglas J. Aguirre, Ashley Avis
Produzione: 2929 Productions, Industry Entertainment
Distribuzione: BIM distribuzione
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 117'
Data di uscita: 14 marzo 2008
Titolo originale: We Own the Night
Sito ufficiale
Sito italiano
James Gray aveva impressionato tutti con il suo film d'esordio, Little Odessa, drammone a fosche tinte su un killer di professione che tornava nel suo paese d'origine per portare a termine un "lavoro" e ne approfittava per tentare di riconciliarsi con la famiglia. Era il 1994, allora Gray aveva appena 24 anni e riuscì ad aggiudicarsi perfino il Leone d'argento al festival di Venezia (e la coppa Volpi a Vanessa Redgrave, miglior attrice).
Sono passati più di 10 anni e Gray, cresciuto ma con all'attivo solo un altro film, The Yards, da noi uscito direttamente in homevideo, torna a sorprendere tutti con I padroni della notte, presentato in concorso al Festival di Cannes 2007 dove però non ha ricevuto il consenso sperato. Gray sembra essere rimasto fermo agli anni del suo primo film. Tematiche, stilemi e messinscena sono pressoché gli stessi. E non tanto perché il suo film si svolge negli anni Ottanta ma proprio perché Gray si rifa ad un cinema del passato che per sua stessa ammissione è stato da sempre per lui fonte di ispirazione. Dal Visconti di Rocco e i suoi fratelli al Fellini di Amarcord passando attraverso Friedkin, Siegel e Frankenheimer. Forse sta proprio in questa sua mancata collocazione in un filone "moderno" il suo insuccesso. Eppure il suo cinema è epico, ha un respiro vastissimo e una compattezza invidiabile.
We own the night. Così recita il titolo originale. E così c'è scritto sull'insegna della polizia di New York. Letteralmente "Possediamo la notte". Ed è vero. Sono i poliziotti i veri padroni della notte, non più teatro delle mille luci di New York ma piuttosto di una guerra neanche tanto sotterranea che ne ha invaso le strade, i quartieri e i locali. Siamo negli anni della popmusic e del crack, quando la mafia russa regnava sovrana e la polizia stava a guardare. Ma per mettere un freno all'aumento vertiginoso del crimine c'è solo una cosa da fare: agire. Ne sanno qualcosa i Grusinsky, rinomata famiglia di poliziotti. Joesph e Bert, padre e figlio, lavorano insieme ormai da anni, mentre Bobby, l'altro figlio, è la pecora nera della famiglia che non solo non ha seguito le orme paterne ma ha addirittura cambiato cognome (si fa chiamare Green) pur di gestire El Caribe, un locale in di Brooklyn, senza avere nessun legame con la polizia. Quando però la mafia russa arriverà a colpire prima il fratello e poi il padre anche Bobby riuscirà a trovare l'occasione del riscatto.
La famiglia è sempre al centro del cinema di Gray. Qui come in Little Odessa e anche in The Yards. Padri e figli coinvolti in una faida dapprima personale (l'incomunicabilità familiare) poi universale (la lotta contro il crimine). E la notte con le sue ombre sinistre e le sue sfumature inquietanti fa da sfondo ad un ineluttabile destino da tragedia greca. Forse meno intenso e più semplicistico dei suoi precedenti film ma pur sempre un robusto poliziesco con venature noir. Gray si lascia prendere la mano da un dinamismo d'altri tempi (la scena del regolamento di conti in mezzo ai canneti e tra i fumi lacrimogeni è da antologia) e sembra quasi voler consacrare l'eroismo della polizia, cosa che può suscitare non poco fastidio. Ma in fin dei conti il suo cinema è fuori dal tempo e anche il messaggio di cui si fa portavoce, se di messaggio si può parlare, è destinato a non avere larga presa sul pubblico di oggi.


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