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TUTTI I NUMERI DEL SESSO

di Daniel Waters

Sceneggiatura: Daniel Waters
Fotografia: Daryn Okada
Montaggio: Trudy Ship
Musiche: Robert Rodriguez, Graeme Revell, Carl Thiel
Scenografia: John Larena
Costumi: Julia Caston
Interpreti: Simon Baker, Winona Ryder, Lesile Bibb, Mindy Cohn, Robert Wisdom, Patton Oswalt, Tanc Sade, Julie Bowen, Neil Flynn, Dash Mihok
Produzione: Avenue Pictures Productions, S and D Productions, Sandbar Pictures
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 102'
Data di uscita: 14 marzo 2008
Titolo originale: Sex and Death 101
Sito ufficiale              
Sito italiano

TUTTI I NUMERI DEL SESSO
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Non fatevi ingannare dal titolo. Se andrete a vedere Tutti i numeri del sesso, non vi ritroverete davanti la solita commedia all'americana tutta romanticismo e miele, ma qualcosa di diverso. Mettiamo le mani avanti: questo non significa che in qualche modo questo film non viva di clichè del genere, o che non abbia la sua dose di sdolcinato romanticismo. Nondimeno, la pellicola, seppur non eccellente, solleva problemi interessanti, che pure meriterebbero da parte del cinema maggiori attenzioni.
Cosa succederebbe se d'improvviso ci venisse rivelato, tramite una asettica lista di nomi, il nostro futuro sessuale? Si aprono qui diversi interrogativi a cui il film cerca di rispondere. Se la nostra vita d'individui in quanto tali è una linea retta che interrompe il ciclico svolgersi biologico, seguendo la teoria arendtiana dell'azione - i cui caratteri principali sono l'imprevedibilità e la rivelazione del chi (chi è il promotore dell'azione, e non che cosa, la sostanza, non l'accidente); allora cosa succederebbe se invece lo svolgersi di questa linea retta ci venisse suggerito? Qui l'uomo, l'attore che non può conoscere la sua fine perché protagonista della sua storia (solo un eventuale narratore la potrebbe conoscere, ma sempre a posteriori, cioè a morte avvenuta), è in scacco. Seguire la lista? Leggerla? Disfarsene? Tentare di andare contro le sue previsioni di ineluttabile svolgimento? Le domande qui poste sono capitali: a maggior ragione se il tutto viene mischiato con una certa dose di riflessione sul destino, sul legame greco classico tra eros e thanatos (il personaggio della Ryder, commistione perfetta di questo concetto, l'amore che porta a alla morte - tanto più se è l'ultimo nome della lista). Ma questo legame, se da una parte estremizza queste domande capitali, dall'altra le trasforma in affermazioni: la problematicità svanisce perché risolta tutta all'interno dell'ineluttabile destino. Il cinema in questo modo viene lasciato fuori, trascinato anch'esso dallo svolgersi inevitabile della trama/destino, mero contenitore sottomesso di immagini che procedono per inerzia in una fuga in avanti verso lo strano. Se tutto è in mano al destino tutto è inganno, non c'è più scelta e tutto è già deciso: il cinema non può a quel punto che assecondare, asservendosi stancamente.
Gli exploit non mancano, le gag surreali (le frasi sulla panchina, i what if alla Scrubs), le soluzioni di trama (degna di nota quella ideata per passare dalla numero 80 alla numero 100 in poco più di 5 minuti di pellicola) e il ritmo, nonostante paia raddoppiare il running time effettivo del film, è sostenuto: il tutto è finanche divertente. Ma sono contentini, falsi interventi del cinema che cerca di riprendere il controllo del suo linguaggio dall'interno. E se il finale lascia intravedere una piccola via di scampo sul ritorno a se stessi tramite la finzione cinematografica (che è anche una risposta alle domande di cui sopra), tutto viene vanificato da uno scadimento (nonostante la promessa del protagonista che non sarebbe finito come finiscono tutti i film romantici americani) nell'happy end classico e smielato (tra l'altro, pure un po' forzato). Insomma, come si suol dire: No cinema, no party. Senza, non vale la pena.

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