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WATER HORSE – LA LEGGENDA DEGLI ABISSI
di Jay Russell
Sceneggiatura: Robert Nelson Jacobs
Fotografia: Oliver Stapleton
Montaggio: Mark Warner
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Tony Burrough
Costumi: John Bloomfield
Interpreti: Brian Cox, Emily Watson, Ben Chaplin, David Morrissey, Joel Tobeck, Craig Hall, Alex Etel, Marshall Napier, Geraldine Brophy
Produzione: Beacon Pictures, Blue Star Pictures, Ecosse Films, Revolution Studios, Walden Media
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Nazionalità ed anno: Usa/GB, 2007
Durata: 110'
Data di uscita: 14 marzo 2008
Titolo originale: The water horse: Legend of the Deep
Sito ufficiale
Sito italiano
Il mostro di Loch Ness non sembra avere fortuna al cinema. Dal mediocre Loch Ness (1996) con uno spaesato Ted Danson a Beneath Loch Ness (2001), da noi Il mistero di Loch Ness, maldestro horror uscito solo in homevideo, fino al documentario Incident at Loch Ness (2004), inedito in Italia, che annovera tra gli sceneggiatori niente meno che Werner Herzog (che compare anche nel film nella parte di se stesso), la leggenda della creatura degli abissi non riesce a trovare la sua meritata trasposizione su grande schermo.
E questo Water horse, tratto dall'omonimo romanzo di Dick King Smith, lo stesso di Babe - Maialino coraggioso, non fa eccezione.
Per l'ennesima volta il mito scozzese di Nessie rivive in un fantasy formato famiglia dal gusto smaccatamente disneyano che racconta l'incontro di un ragazzino, Angus, con il "drago marino" del titolo. Rispetto ai suoi predecessori qui si insiste molto sul rapporto a due tra Angus e Crusoe, come lo ha ribattezzato il ragazzino, partendo dal ritrovamento dell'uovo sulla spiaggia per arrivare alla nascita del cucciolo e concludersi con la repentina crescita della creatura che non può più essere tenuta nella vasca da bagno o nella fontana del giardino ma deve essere inevitabilmente lasciata libera in mare.
L'esistenza della leggendaria creatura non viene messa in discussione (anche se il film parte dal racconto di un vecchio a due scettici turisti che giustifica il lungo flashback) e già in questo si perde un po'quel senso di mistero che aleggia su Loch Ness e che ne rende suggestivo, e ancora oggi vivo, il mito. In più la magia che ogni fantasy che si rispetti dovrebbe evocare qui purtroppo latita. Si assiste inebetiti da effetti speciali fantasmagorici (realizzati da Weta Digital e Weta Workshop, gli stessi di Il signore degli anelli e di King Kong) allo svolgimento di una trama semplice semplice e davvero poco avvincente tanto più che l'azione si svolge nella seconda guerra mondiale e il tempo si dilata inesorabilmente senza troppe sorprese. Manca anche la poesia che invece si vorrebbe tanto riecheggiare rimaneggiando, malamente, il rapporto sempiterno tra bambino e cucciolo. Il pretesto di iniziazione alla vita attraverso l'impossibilità di convivenza tra realtà e "mostruosità" non regge e il passo da fantasy, pur melenso, a consolatorio racconto d'avventura è breve.
A metà tra Eragon e Free Willy. Ed è tutto dire...


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