Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

10000 A.C.

di Roland Emmerich

Sceneggiatura: Roland Emmerich, Harald Kloser
Fotografia: Ueli Steiger
Montaggio: Alexander Berner
Musiche: Harald Kloser, Thomas Wanker
Scenografia: Emilia Roux
Costumi: Renée April, Odile Dicks-Mireaux  
Interpreti: Steven Strait, Camilla Belle, Cliff Curtis, Joel Virgel, Affif Ben Badra, Mo Zinal, Nathanael Barino, Mona Hammond, Marco Khan, Reece Ritchie, Joel Fry
Produzione: Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures, Centropolis Production
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 109'
Data di uscita: 14 marzo 2008
Titolo originale: 10000 b.C.
Sito ufficiale

10000 A.C.
0

E siamo a quota tre. Dopo il sanguinolento, ultracattolico (?) Apocalypto gibsoniano e la mala genìa dei Pathfinder &Co. che pure s'intrufolano in sala, 10000 a.C. è proprio quello di cui Hollywood (non) sentiva la mancanza: l'ennesimo cinepolpettone in salsa preistorica. In effetti, come già si osserva comodamente in sala, ai mammuth e alle tigri dai denti a sciabola manca solo uno stuolo di bradipi per ricreare il mitico terzetto de L'Era Glaciale - almeno qualcuno si sarebbe divertito, in poltrona. E invece ci toccano i barbudos più globalizzati che Pangea abbia mai visto.
Permettiamoci un'osservazione precauzionale: l'entertaining ha una propria dignità. Non riconoscere al genere un valore autonomo parrebbe ipocrita, oltre che irrimediabilmente snob. Quando però è la natura stessa della specie a venir tradita e disattesa per centonove interminabili minuti, chiunque potrebbe riscontrare un fallimento in corso: quello di un film d'azione spesso lento, di un fracassone che non emoziona, di un intrattenimento - appunto - che non diverte. L'assenza di tartaro e gli addominali estrogenati, protagonisti indiscussi di questo epic movie che purtroppo pare prendersi maledettamente sul serio, appartengono qui ad un impavido stuolo di guerrieri alla ricerca della fanciulla perduta (Camilla Belle) - e già fin qui il cliché sembra rispettato pedissequamente, cosa che non cambierà nel corso delle due orette scarse inflitteci dal papà degenere di Godzilla Roland Emmerich, ancora impunito. La trama è presto riassunta: D'leh (Stephen Strait), giovane belloccio, affronta miglia interminabili e avversità climatiche col solo scopo di riconquistare l'amata, sottrattagli con la forza da barbari cavallomuniti e strettamente imparentati con gli Orchetti jacksoniani e coi Persiani secondo Miller. Scansati improbabili "pollosauri" alla Jurassic Park e ben più temibili stereotipi da bon sauvage in zona Africa Nera, la platea tirerà poi un sospiro di sollievo alla vista di piramidi e monumenti che sembrerebbero annunciare la risoluzione dell'intreccio e un'impennata epica, udita la colonna sonora altisonante che a tratti raccorda inquadrature banali a scene d'azione mai del tutto tridimensionali.
Ora: se la battuta-massima ficcata di forza in bocca ad attori palesemente poco versati può costituire un peccato veniale in quest'ampia categoria accondiscendente, se la verosimiglianza storica è stata sin dall'inizio onestamente accantonata da una sceneggiatura già nascente dalla bestemmia storiografica, se i rasta dondolanti dai facciotti facsimile dei personaggi possono considerarsi una licenza poetica, lo stessa indulgenza non potrà però applicarsi ad un racconto crivellato di pecche, ad un consistente spreco di pellicola, ad un'ambizione ostentata ma puntualmente delusa. Rimpiangere Stargate? Si può.

accedi o registrati per inviare commenti