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LEZIONI DI FELICITÀ

di Eric-Emmanuel Schmitt

Soggetto e  sceneggiatura: Eric-Emmanuel Schmitt
Fotografia: Carlo Varini
Musiche: Nicola Piovani
Montaggio: Philippe Bourgueil
Scenografia: Bruno Metzger
Costumi: Corinne Jorry, Louise Rapp
Interpreti: Catherine Frot, Albert Dupontel, Fabrice Murgia, Nina Drecq, Jacques Weber, Camille Japy
Produzione: Bel Ombre Films, Antigone Cinéma, Pathé Renn Productions
Distribuzione: Videa-Cde
Nazionalità ed anno: Francia/Belgio, 2006
Durata: 100'
Data di uscita: 7 marzo 2008
Titolo originale: Odette Toulemonde
Sito ufficiale
Sito italiano                         
Soundtrack

LEZIONI DI FELICITÀ
2

Lui dice di passare più tempo ad autografare i propri libri che a scriverli, e pare difficile, vista la mole notevole di titoli che compone a vantaggio di un pubblico quasi esclusivamente femminile. Lei, Odette, fa la commessa in un grande magazzino, in casa si ritrova gli innumerevoli fidanzati del figlio e l'unico, grasso e puzzone fidanzato disoccupato della figlia, ciononostante cinguetta estatica mentre apparecchia (sarà la donna che stira cantando di tozziana memoria?) e trova felicità in ogni dove. In fuga dalla moglie francamente stronza, dal figlio che sembra vergognarsi di lui e dalla critica che lo stronca, lo scrittore Balthazar Balsan incappa in Odette, e dalla suddetta si fa dare lezioni di felicità. Il lieto fine incombe? Incombe, incombe.
Fortuna che c'è Catherine Frot in questa zuccherosa commedia surreale che mima la famigerata Amelie Poulain senza averne l'inventiva. Divertente, sottile, comica e romantica, con un sorriso ironico che mette in salvo il suo personaggio da più cospicue derive diabetiche, la protagonista è la vera carta vincente di Lezioni di felicità. Poco non è, dato che la sua simpatica presenza lascia la scena di rado, evitando allo spettatore di essere troppo abbandonato a se stesso, costretto ad accorgersi suo malgrado della pochezza di tutto quello che non è Catherine Frot.
Per chi trovava che in fondo fosse poco romantico che uno squalo della finanza si rimorchiasse una squillo in Hollywood Boulevard, per chi aveva sempre pensato che il libraio di Notting Hill stesse decisamente meglio senza la capricciosa attrice hollywoodiana (che, per inciso, assomigliava pericolosamente alla squillo di Hollywood Boulevard), ecco qua la storia di un antipaticissimo scrittore miliardario con pulsioni suicide che sfrutta l'appartamento di una commessa in trip perenne (Odette, per piacere, il numero del tuo pusher!) per rafforzarsi l'autostima. Nel far questo la brutalizza verbalmente, poi ci prova, poi ci ripensa, poi decide definitivamente per la versione principe azzurro e organizza una camera da letto piena di candele con l'evidente intenzione di dare fuoco alla baracca. Lei non si scompone (quasi) mai, e risulta comunque misterioso che debba stare lì per lasciarci le penne per alfin concedersi. A lato, una serie di macchiette troppo inconsistenti per essere irritanti (ma qualcuno ci salvi dal figlio allegro parrucchiere gay che balla nudo con un gonnellino di banane) e qualche inserto concettual-fantastico (Odette vola, parecchie volte; Odette suona, percuotendo bicchieri o flaconcini di gloss, troppe volte; Odette vede Gesù, è ufficiale, si droga).
La colonna sonora è di Nicola Piovani, o di qualcuno che un giorno ha pensato "suvvia, scriviamo una colonna sonora alla Nicola Piovani", e ci è riuscito benissimo. Un po' è un peccato che la bravura di un'attrice e il titanico sforzo di farci sorridere vadano tanto sprecati, ma dalla gustosa prima scena in libreria Lezioni di felicità precipita inesorabilmente, fino a una conclusione che sembra il logo della Dreamworks. Inverosimiglianza o superiorità della cultura francese? Un esimio critico letterario attacca uno scrittore di successo, e l'editore paventa un calo delle vendite. In Italia lo ha fatto Giulio Ferroni con Baricco, ed è stato un trionfo. Per Baricco.

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