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SONETÀULA

 di Salvatore Mereu

Soggetto e sceneggiatura: Salvatore Mereu, tratto dal romanzo Sonetàula di Giuseppe Fiori, pubblicato da Giulio Einaudi Editore
Fotografia: Vladan Radovic, Vittorio Omodei Zorini, Massimo Foletti, Ivan Casalgrandi
Montaggio: Paola Freddi
Musiche: Enzo Favata e Concordu - Coro di Castelsardo
Scenografia: Anna Maria Sciveres
Costumi: Loredana Buscemi
Interpreti: Francesco Falchetto, Manuela Martelli, Antonio Crisponi, Serafino Spiaggia, Giuseppe Cuccu, Lazar Ristovski, Giselda Volodi
Produzione: Lucky Red - Andrea Occhipinti, in collaborazione con Rai Fiction e Viacolvento (Salvatore Mereu - Elisabetta Soddu), in coproduzione con Haute et Court (Francia) e Artemis (Belgio), con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per il Cinema e con il sostegno di Eurimages
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Italia/Francia/Belgio, 2007
Durata: 157'
Data di uscita: 7 marzo 2008  
Sito ufficiale  
Trailer
Note: presente nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2008

SONETÀULA
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Nella Sardegna arcaica che va dal 1938 al 1950 si dipana la storia del giovane Zuanne Malune detto Sonetàula (Francesco Falchetto), di cui seguiamo la trasformazione che dai dodici ai venticinque anni lo trasforma da servo-pastore in bandito. Dopo che una falsa accusa ha portato lontano, al confino, suo padre, Sonetàula è cresciuto dal nonno Sebastiano (Serafino Spiaggia) e dallo zio Giobatta (Giuseppe Cuccu) tra i pascoli di monte e di mare. Nella sua vita di meteora conoscerà la purezza sporca di amore e amicizia, l'inganno e l'ingiustizia.
Non manca certo di coraggio Salvatore Mereu, soggettista, sceneggiatore, regista e all'occorrenza anche produttore di se stesso, che al secondo lungometraggio azzarda un film storico, in costume, parlato in lingua sarda, della durata che sfiora le tre ore e con un montaggio che sa prendersi i suoi - giusti - tempi, indugiando senza paura su volti e cieli e paesaggi. Ogni sua scelta appare maturata all'interno di un tessuto stilistico che sa già di poetica, tanto che possiamo già trovare parentele, se non veri e propri topoi, coi suoi lavori precedenti: il pluripremiato - ma ancora acerbo - lungometraggio Ballo a tre passi e i cortometraggi Prima della fucilazione e Miguel, realizzati durante gli anni della Scuola Nazionale di Cinema. L'azzardo di portare avanti un'idea di cinema così lontana dai cliché commerciali cui sembra a volte impossibile sfuggire è premiato dal risultato finale, ovvero l'aver realizzato un film di cui si possa dire, finalmente, che è cinema, e  lo è in ogni suo aspetto.
Le immagini mostrano una terra selvaggia e autentica, abitata da chi sa che ogni giorno bisogna trascinarsi con la fatica addosso, eliminando dalle conversazioni inutili giri di parole, e lasciando che siano sguardi e gesti a parlare. Straordinario in tal senso il lavoro fatto sugli attori, tutti alla prima esperienza - soltanto tre i professionisti - tra i quali quel Giuseppe Cuccu che per De Seta fu bandito a Orgosolo nel lontano 1961. Ma è il giovane Francesco Falchetto, che grazie alle riprese effettuate in ordine cronologico vediamo realmente crescere insieme al suo personaggio, a riservare le sorprese migliori, con un'interpretazione asciutta e precisa, capace di aprire squarci sinceri nell'interiorità di Sonetàula anche soltanto con un accenno di sorriso.
Il significato della vita non vissuta di questa giovane meteora bruciata troppo in fretta è tutta racchiusa nelle parole di Giuseppe Fiori, autore dell'omonimo romanzo da cui il film è tratto:"Lo avevano soprannominato Sonetàula perché ogni colpo dato a lui faceva sonu' e tàula, rumore di legna, come ad essere dentro una bara". Un soprannome sonoro per chi è stato privato del padre prima di diventare albero, ovvero adulto completo, e che cresciuto con i codici primordiali del nonno e dello zio trova naturale lo sbocco verso il banditismo al primo scontro con la giustizia della legge scritta e delle istituzioni.
Sullo sfondo, ma con una forza che la fa assurgere a protagonista, la terra di Sardegna, raccontata con un'epicità che può far pensare ad Heimat, favorita nel suo essere piccola patria protetta dal mare e  poi dai monti, dove i cambiamenti avvengono sempre con lentezza e dopo. La guerra, la malaria, l'avvento della luce elettrica sono gli avvenimenti macroscopici che provocano le micromutazioni nei rapporti personali della piccola comunità, dove la grande storia ha un peso diverso che altrove.
E poi, come quasi più accade, finalmente un film che non si conclude insieme alla vicenda che narra, come ci hanno malamente abituato troppi film. Qui la storia finisce, ma il film va avanti, accompagnandoci fino ai titoli di coda con lo sguardo in macchina di Sonetàula, che con una corsa abbandona il fuoricampo in cui il destino lo ha posto per sempre fino ad occupare il nostro intero campo visivo con il suo viso e i suoi occhi, che sono un grido che arriva dritto allo spettatore: non dimenticarmi.

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