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NELLE TUE MANI, UN FILM SULLA DIFFICOLTÀ DELL’AMORE

Torna Peter Del Monte. Il nuovo film con Kasia Smutniak e Marco Foschi esce il 14 marzo (Teodora Film)

NELLE TUE MANI, UN FILM SULLA DIFFICOLTÀ DELL’AMORE

"Se c'è la possibilità che la ragione governi la vita, allora non c'è possibilità di vita". Così Peter Del Monte riassume il senso di Nelle tue mani, film "sull'amore e sulla difficoltà dell'amore"che vede la luce dopo anni di silenzio (ne sono passati ben 8 da quando Controvento fece la sua comparsa nelle sale italiane). Ma la frase di Del Monte non è sua. Il sessantacinquenne regista romano l'ha estrapolata dal film Into the Wild di Sean Penn e l'ha fatta sua.
Nel suo film Teo, un giovane astrofisico, si innamora di Mavi, ragazza misteriosa e selvaggia che gli sconvolgerà la vita. E in questo il parallelismo con il bel film di Penn è plausibile. "Per Teo, uomo razionale che ha bisogno di piccole certezze, l'impatto con l'ignoto, rappresentato da Mavi, è un po' il suo viaggio "into the wild". Ma a differenza del protagonista del film di Penn, Teo non ha bisogno di andare in Alaska perché essendo un uomo metropolitano l'ignoto lo trova proprio qui, in Mavi". Un film "non facile" come lo definisce Cesare Petrillo della Teodora che lo distribuisce in appena 30 copie. Nelle tue mani doveva uscire il 7 marzo, termine ultimo per essere eleggibile ai prossimi David di Donatello, ma poi, vista l'abbondanza di film italiani in uscita (ben 6!), la Teodora ha optato per il 14 marzo. Petrillo tiene anche a precisare che il film è, orgogliosamente, autoprodotto (non ha ottenuto finanziamenti statali) e autogestito: "Nelle tue mani è un film che aveva bisogno di supporto distributivo perché è un vero film, non un film carino, non un film lezioso, non un film alla moda, è un film in cui regista e attori si mettono in gioco, è un film autoprodotto dalla 11 marzo e dalla Blu cinematografica e non è spalleggiato né dalla tv né dallo Stato".
Una sottile polemica sembra emergere dalle parole del produttore Roberto Levi quando gli viene chiesto come mai il film non avesse ottenuto i finanziamenti statali: "Per capirne le motivazioni basterebbe andarsi a leggere i nomi delle persone che componevano la commissione". Polemica che viene subito spenta da Del Monte che con tono perentorio precisa che "non abbiamo chiesto soldi né allo Stato né alla Rai, tutto quello che c'è da sapere al riguardo l'ho già esposto nella mia dichiarazione al Festival di Torino e non ci voglio più tornare".
Oltre che non facile il film di Del Monte è senza dubbio anche coraggioso. Nel panorama di mediocre piattezza del nostro cinema, Nelle tue mani spicca certamente per la sua inusuale "indefinitezza". Che Del Monte motiva così: "Oggi i film si affrontano per tematiche, una volta invece i registi motivavano i film in maniera più poetica, ad esempio una folata di vento faceva volar via un cappello e da lì cominciava la storia...Ecco io preferisco attenermi a questo indefinito che poi si riflette nella natura stessa del film che resta qualcosa di indefinibile e non classificabile". E rincara la dose: "Io amo il cinema astratto e gli attori astratti, quelli che quando recitano hanno una parte di loro che è da qualche altra parte".
Introverso, scostante, poco incline a parlare di sé e dei suoi film, Del Monte ha dalla sua una chiarezza di intenti che lo discosta dal resto dei suoi colleghi di oggi e che forse lo avvicina ad un passato ormai davvero lontano: "Mi dà fastidio il cinema italiano di oggi soprattutto per la rappresentazione che dà del femminile. Nella migliore delle ipotesi la donna viene vista in modo idealizzato, con un atteggiamento quasi adolescenziale. Le donne devono essere viste per quello che sono. Luce e tenebra". Ed è proprio la figura femminile il perno portante di tutti i suoi film. "Ho fascinazione per i personaggi femminili inquieti, disturbati ed è sempre stato così da Giulia & Giulia a Controvento fino all'Asia Argento di Compagna di viaggio". La donna diventa quasi metafora del caos, "quello stesso caos che ci spaventa tutti ma che fa parte della vita e tanto più del mistero del cosmo su cui Teo indaga".
Nei due ruoli principali ci sono Kasia Smutniak, modella polacca famosa per lo spot della Tim, che rivela doti interpretative decisamente inaspettate: "ero partita con una serie di idee dentro di me ma una volta arrivata sul set le ho buttate tutte via e mi sono affidata completamente a Peter. Mavi è selvaggia, non guarda mai a quello che succede dopo, vive il presente e segue il suo istinto, come le volpi che abbandonano i loro piccoli per seguire il proprio istinto. Ma non la chiamerei pazzia semmai uno stato del tutto normale. Mavi ha più energia di tutti noi messi insieme".
E Marco Foschi, di estrazione accademica, figlio del grandissimo attore teatrale Massimo: "Anch'io come Kasia mi sono affidato completamente a Peter. Ho letto la sceneggiatura un anno prima dell'inizio delle riprese e quindi ho avuto tutto il tempo di lasciarla crescere dentro di me. Teo è un uomo normale  ma è attratto dall'irrazionale. In più ha questa dolcezza e questa capacità di comprensione che gli permettono di affrontare l'elemento inaspettato che gli sconvolge la vita".

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