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GRANDE GROSSO E… VERDONE

di Carlo Verdone  

Soggetto e sceneggiatura: Piero De Bernardi, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Claudio Di Mauro    
Musiche: Fabio Liberatori
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Tatiana Romanoff
Interpreti: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Eva Riccobono, Geppi Cucciari, Vittorio Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Massimo Marino
Produzione: Aurelio e Luigi De Laurentiis
Distribuzione: Filmauro
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 131'
Data di uscita: 7 marzo 2008
Titolo originale: id.
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GRANDE GROSSO E… VERDONE
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Tre storie parallele, al solito, raccontano o pretendono di raccontare l'Italia volgare e imbarbarita dei giorni nostri. Per Verdone, l'occasione di rispolverare tre personaggi che hanno fatto epoca: il marito impacciato, il pignolo e asfissiante prof. Cagnato che vampirizza figli e relative fidanzate, i due coatti Moreno e Enza, eredi diretti di Ivano e Jessica e ultima grande creazione del comico romano (Viaggi di nozze). Il tutto a gran richiesta dei fans, che vengono accontentati.
Figurarsi se ce la prendiamo con Verdone, dopo tutte le risate che ci ha fatto fare in quasi trent'anni, per la poca originalità di questo nuovo film "auto - corale" che, non fosse stato commissionato su plebiscito, saprebbe di ritorno alle origini: più Bianco rosso e Verdone che Un sacco bello, a dire il vero - ed è un peccato, l'esordio  di Verdone aveva dalla sua il pregio di non voler essere a ogni costo riproduttore di umori e costumi sociali, pur divenendolo a furor di popolo. Ma l'uscita di Viaggi di nozze, pur coi suoi limiti, fu un fulmine a ciel sereno, in anni in cui il Verdone degli sketch alla No stop sembrava quasi dimenticato; tornare oggi a quei clichés porge il fianco a qualche perplessità.
È un problema di natura tecnica: se due episodi su tre  girano a vuoto (i coatti, volente o nolente, risultano sempre caratterizzati in modo irresistibile e l'intesa Gerini - Verdone è più che assodata) la colpa è anche della durata spropositata (quasi due ore e un quarto) e della decisione di non ricorrere al montaggio alternato degli episodi: che messi in fila uno dietro l'altro mettono maggiormente in risalto quei difetti congeniti del cinema verdoniano (il bozzettismo, la recitazione dei comprimari [Pinto e Miglio Risi], la farraginosità nei raccordi di certe sequenze) su cui da sempre si è stati disposti a chiudere un occhio. Nel primo atto la famiglia Nuvolone, alle prese con un lutto improvviso, riesce raramente a strappare il sorriso (se eccettuiamo la partecipazione del genuino Massimo Marino, figura di culto in territorio romano, equivalente al pluribersagliato Richard Benson di Maledetto il giorno che ti ho incontrato). Verdone doppia anche i suoi figli, e non sembra una buona idea. Il secondo, vero anello debole, è macchiettistico e - come detto - non supportato adeguatamente nei ruoli di contorno: Verdone ruba la scena col proprio trasformismo, e si ride più di déja-vu che di autentiche trovate (il prof. Callisto Cagnato è l'unico a non aver subito, negli anni, un significativo mutamento di sorta dal proprio canovaccio. Salvo il nome).
Largo allora a Enza e Moreno, alle prese con la crisi da post - matrimonio, lui troppo attratto da eteree figure femminili, lei dal mondo fatuo dei VIP del reality show: una satira piuttosto scontata, ma che si lascia seguire grazie alla simpatia del duo. Che sa rinsavire, e rassicurare, al momento opportuno; rispetto a precedenti film di Verdone manca il retrogusto agrodolce di certi finali tutt'altro che lieti (e quello di Viaggi di nozze è uno dei più belli), ma lungi da noi infierire. Verdone porta a casa una committenza di produzione nel miglior modo possibile, e il compromesso tra testa e cuore - è più che accettabile. Non facciamogliene una colpa: è un film di transizione per andare sul sicuro, in attesa che il regista romano, "costretto" ad avvicendarsi tra manuali sui massimi sentimenti e su nemici prediletti, trovi la propria centralità nel nuovo habitat produttivo che lo accoglie da due anni a questa parte.

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