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4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI

di Cristian Mungiu

Cast: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu
Nazionalità e anno: Romania, 2007
Distribuzione: Lucky Red - Medusa Home Video
Edizione: italiano, rumeno
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.78:1
Durata: 110'
Extra: Trailer.
Note: Buono l'audio, ben equilibrato ed equalizzato, brillante e nitido per apprezzare i suoni di sottofondo e le parole sommesse che arrivano dalla schermo.
Buona la qualità dell'immagine che presenta colori pieni, luminosi e nitidi, che danno corpo alla storia con i loro toni desaturati e strazianti e stranianti.  Ottimo il contrasto e il riversamento in DVD che rispecchia la bella ed intensa fotografia del film.
Corretto il formato proposto sul DVD.
Extra praticamente inesistenti, ma davanti ad un film del genere si può perdonare "una distrazione" come questa... non certo essenziale a raccontare un film che si racconta bene da se....
Regione: 2
Sito ufficiale:
http://www.luckyred.it/
Titolo originale: 4 Luni, 3 Saptamani si, 2 Zile

Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: N.G.

3 e mezzo
4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI
4 e mezzo

Palma d'Oro al Festival di Cannes 2007, dove il film ha trionfato, giustamente, non solo per la giuria ma anche per la critica e gli spettatori che hanno tributato lunghi applausi e consensi di ogni tipo. Un film duro, devastante nella sua sottile analisi di un dramma così intenso e così "particolare" che probabilmente noi uomini (di sesso maschile e non in senso lato) non potremo mai capire sino in fondo: un aborto.  Una decisione difficile da prendere in qualsiasi luogo e tempo, ma qui, siamo addirittura in pieno regime comunista, nella Romania del 1987. dove la pratica dell'aborto non era vietata ma di più. Non solo il carcere ma anche il vilipendio. Una pratica illegale molto diffusa (e pensare che ancora oggi nei nostri "politicanti" si pensa di renderlo di nuovo illegale e forse dovrebbero vedere questo film per capire bene le eresie che pensano) a causa dei soliti uomini che non prendono "precauzioni" e poi i sottraggono alle loro responsabilità, di ogni tipo, sia morale che economica.  Ma non solo colpa degli uomini che se ne lavano le mani ma una colpa più diffusa dove le istituzioni in genere hanno il rifiuto di questo "tipo di pratica". Eppure essendo in un paese comunista non dovrebbero sussistere problemi di ordine morale, ed invece ci sono eccome... Ma non è solo un "finta" morale ma un discorso più ampio dove la donna è ancora è solo un oggetto. Siamo nel 1987 ma potremmo essere anche nel 2007 o nel 2027 e siamo sicuri che nulla cambierebbe. La donna, almeno per taluni "esseri maschili" è solo un oggetto e se poi rimane incinta con il suo seme la colpa non è certo sua, ma delle donna. Ed è lei che deve ricorrere ai ripari.
Il tema che illustra Mongiu non è solo un problema di morale o di legge o di situazione estrema ma di una condizione nella quale la donna è considerata molto poco. Una pochezza che le due giovani protagoniste del film esprimono in ogni sfumatura. Sono donne "oggetto" in mano a uomini "privi" di morale, come l'uomo che mette la sonda dentro Gabita per provocare l'aborto spontaneo. Un uomo che lo fa per soldi, ma non solo. Non pago di avere denaro vuole, prima di praticare "l'intervento", copulare con le due ragazze, a turno.
Senza parole...
Uomini quindi che non hanno nessuna remora di aspergere altro seme laddove già esiste "un danno" ma anche dove non c'è.
Una "pratica" (sia l'aborto che il sesso) effettuata in una squallida stanza d'albergo dove le due ragazze sono andate per "risolvere" il problema.
Due ragazze molto legate, che solo loro possono capirsi a vicenda e dove il "sacrificio" di una vale più di mille parole. Dove le parole non dette contano più di quelle gettate al vento del fidanzato di Otilia, che quando la stessa gli chiede cosa farebbe lui davanti "ad una questione del genere" l'uomo rimane in silenzio, ma è un silenzio greve, e poi quando articola qualche parola dice solo frasi di rito finendo con "ma tu non sei incinta, vero?"... Quindi non si pone il problema della gravità della domanda ma solo dell'eventuale possibilità che la ragazza sia per davvero gravida, in qual caso sarebbe scappato ai "suoi doveri"...
Un dramma devastante, parole che pesano come macigni, come il silenzio. Ma queste sono dette da un uomo.
Se da una parte le parole e silenzi tra le due donne hanno un senso di complicità e di amore, la stessa situazione tra la donna e il suo fidanzato assumono un'altra valenza. E qui è bravo Mungiu a trasmettere questa differenza con pochi tocchi, con degli sguardi, con dei piccoli gesti. D'altronde l'autore si muove in campo minato e lo fa con grande perizia e arte. Si muove con minimi tocchi per descrivere questa o quella emozione, in un film apparentemente minimalista dove i tempi sono dilatati all'infinito, quasi reali ed oltre (si veda la cena surreale per il compleanno della mamma del fidanzato di Otilia, con MDP fissa sul quadretto Otilia, fidanzato e genitori di lui) in una sospensione spazio/tempo dove ciò che viene detto assume solo valore di mero contorno e dove ciò che gli sguardi dicono sono il fulcro della storia, delle emozioni, dei sentimenti che scorrono sulla pellicola...
Sentimenti intensi, forti, che Mungiu mostra e "fissa" con pochi tocchi, e quando deve porre l'accento su alcuni di questi usa sempre lo stesso stile: inquadratura fissa, centrale e simmetrica. Un simmetrismo che stona volutamente con il mondo caotico nel quale si vive. Un mondo dove anime pure sono destinate ad essere offese e a subire, sino a quando non troveranno la forza di alzare la testa e dire basta.
Un urlo di dissenso, di diniego che sale alto sullo schermo a ribadire una cecità tutta maschile verso un mondo che non capirà mai...

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