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LA SCHINDLER’S LIST DEL CINEMA ITALIANO
Presentato a Roma il progetto "100+1. Cento film e un paese, l'Italia", promosso dall'Associazione Giornate degli Autori. Obiettivo: cercare appoggi perché queste pellicole possano circolare nelle scuole. Ma restano delle perplessità: siamo sempre in Italia...
È una festa, dicono. C'è stato un cambio di prospettive, dicono ancora. Il che è anche vero, perché si inizia a pensare che il cinema, più di ogni altra arte, è capace non solo di raccontare la storia, ma di riappropriarsene, farla sua attraverso la finzione. Il cinema riconfigura la realtà, la riporta a se stessa. Allora il cinema deve diventare "fonte storica primaria", miniera di informazioni da un lato, dall'altro Storia in quanto tale. La conseguenza è dunque partire dalle scuole: il cinema insegnato ai ragazzi, fin dalla prima media.
Ecco perché la lista: niente da salvare e niente da sommergere. Il giochino sterile portato avanti dai giornalisti dalle più corte vedute: manca questo, quest'altro è da abbandonare subito. La lista è un modo come un altro per cominciare e in Italia è già difficile trovare un punto di partenza. Ma siamo sicuri che questo famoso cambio di prospettiva non sia altro che l'ennesimo rigurgito degli addetti ai lavori, l'ennesimo tentativo per portare avanti un concetto che in Italia era già chiaro da Rossellini in poi? È la frustrazione che ci porta a fare liste, a tentare di sollevare problemi che rischiano di essere e spesso sono parole sbrodolate addosso, perché fino a quando non si rompono le corporazioni, i concordati, tutti i virus che il fascismo ha lasciato in eredità all'Italia, ben poco si potrà fare e ben poco potranno fare liste e convegni, per quanto interessanti e utili a livello teorico. I problemi veri rimangono e tutti se ne sfilano subito: finché la politica non prenderà seriamente la cosa ogni tentativo è destinato al fallimento. Meglio parlarne che non parlarne; ma parlandone fra chi già sa cosa ci sarebbe da cambiare, il risultato sarà sempre quello di una masturbazione frustrata. I "cento autori" contano meno di una setta segreta, i "cento film" valgono altrettanto: tutti indaffarati a fare piani segreti o meno, a ideare rivoluzioni, a protestare, ma tutto fra di noi, la resistenza timida. Ma è un giorno di festa: un contentino che mascheriamo da evento epocale, per darci coraggio.
Poi arriva la Francia, tira fuori decine di dvd antologici organizzati attraverso decine e decine di percorsi tematici differenti che già circolano per le scuole con successo. Altro che liste, quello francese è senso pratico: quello che c'è si prende, nazionale o meno. Dovremo rinunciare a qualcosa forse, ma qualcosa sarà fatto, esisterà un vero punto di partenza e non una fantomatica lista di titoli irrinunciabili col rischio di non realizzarne nessuno.
La frustrazione sale, imbarazzo in sala. Lì fanno vedere Kiarostami in lingua sottotitolata ai ragazzini di dieci anni. Lì è la politica che si preoccupa del cinema, che lascia carta bianca. Invece qui le sette, le rivoluzioni dal basso, le circolari inascoltate, i taboo (i film in lingua? Ai bambini di dieci anni? Ma che siamo matti! Pare già di sentire il MOIGE, quello di Eyes Wide Shut in seconda serata perché c'è una scena di sesso), le corporazioni, gli interessi, i finti produttori (leggasi Aurelio De Laurentiis) che mandano in ipoteca ad una banca di Hong Kong i diritti dei film di Lizzani (nella foto, di spalle) e poi chiedono un milione di euro a minuto col risultato che il film antologico di Scorsese e molti altri sono illegali da noi, perché non si possono permettere di pagare i diritti. Viene voglia di rinunciare davanti a tutto questo: alla fine, è tutta questione di mentalità. E quella mica la cambi con le liste dei cento film.
Però ci si spera sempre: e siamo lì a discutere di diritto e di diritti, di pubblico e di privato, di scuola e di educazione, con la speranza che almeno uno di quei film tra i cento si salvi da questo naufragio che è il cinema italiano. Siamo alla deriva, in balia delle correnti: basterà una lista in bottiglia? Forse no, ma in questi tempi ci si attacca a tutto ciò che galleggia, pur di non affondare.


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