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JOHN RAMBO – Colonna sonora originale

di Brian Tyler

Track listing:
1. Rambo Theme 3:34
2. No Rules of Engagement 7:09
3. Conscription 2:55
4. The Rescue 4:04
5. Aftermath 2:33
6. Searching for Missionaries 7:07
7. Hunting Mercenaries 2:44
8. Crossing into Burma 6:59
9. The Village 1:44
10. Rambo Returns 2:44
11. When You Are Pushed 2:26
12. The Call to War 2:52
13. Atrocities 1:40
14. Prison Camp 4:42
15. Attack on the Village 3:01
16. Rambo Takes Charge 2:23
17. The Compound 7:48
18. Battle Adagio 3:10
19. Rambo Main Title 3:30
20. Rambo End Title 2:59

Durata totale
: 76:04
Etichetta: Lionsgate Records
Anno: 2008

JOHN RAMBO – Colonna sonora originale
2 e mezzo

Brian Tyler si è sempre trovato a suo agio con il genere. Ha composto soundtracks che hanno fatto la giusta coppia con b-movie senza pretese, raggiungendo talvolta risultati più che buoni (viene da pensare a Frailty, Timeline o l'inedito Bubba Ho-Tep). Poi si è trovato all'improvviso a doversi confrontare con il dorato mondo delle major. Prima con il tremendo sequel di Fast and Furious (su cui ha comunque fatto un lavoro onesto e coerente), poi con il pessimo Aliens vs. Predator 2, ora con Rambo (o John Rambo o Rambo 4 che dir si voglia).
Un confronto con un titano che necessita di uno sguardo verso il passato, con qualche nostalgia e una punta d'ironia. Perchè non c'è solo la mitologia di Rambo con cui fare i conti, ma anche quella di Jerry Goldsmith che per l'eroe reduce del Vietnam ha fatto un lavoro da annoverare nell'olimpo delle colonne sonore. E qui Tyler rende i giusti omaggi, tenendo tracce del brano del predecessore e dandogli quei caratteri di necessaria nostalgia ironica di cui parlavamo. Il mitico tema fondante viene proposto tre volte ("Rambo Theme", "Rambo Main Title", "Rambo End Title") con variazioni, dapprima privandolo di alcune tessiture d'archi e dando maggiore spazio al solitario arpeggio della chitarra, calandolo in una dimensione di ricordo che sa quasi di malinconico. Poi si inseriscono percussioni che piuttosto che la rapida concitazione sembrano esprimere la gravità di passi lenti e pesanti.
Una lettura indubbiamente interessante che tuttavia non diventa linea di coerenza. Ad analizzare i brani della colonna sonora, infatti, sembra di trovarsi di fronte a monolitici blocchi ipertrofici, quasi Tyler avesse dopato la composizione per evitare quell'effetto sperimentato sul tema, interessante ma rischioso. Il suono si riempie con l'utilizzo di sintetizzatori e percussioni elettroniche che, combinate con linee melodiche d'archi talvolta non prive di originalità, perdono di freschezza e si fanno lunghi episodi a se stanti con il rischio della ripetitività interna. L'uso è massiccio, la durata dei brani spropositata ("No Rules of Engagement" supera i 7 minuti), ciò che c'è di bello si disperde nell'oceano orchestrale disenergizzato con impianti steroidei di battiti e ribattiti. Rambo, incapace di affrontare il tempo passato, invece di confrontarsi con ciò che ha dietro le spalle, si chiude in un presente continuo e virtuale, un simulacro terribilmente fasullo e artificiale. Ma come dargli torto?

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